domenica, 13 gennaio 2008
http://www.ecceterra.org/docum.php?id=1334




«Sbagliato portare immondizie in giro»


Padre Alex Zanotelli in trincea: «Un dramma da risolvere qui, a Napoli»


 


Ad agosto compirà 70 anni. Ma padre Alex Zanotelli non ha perso il gusto della battaglia. Dopo un blitz in Trentino, in cui ha tenuto tre incontri con la popolazione a Verla di Giovo, Mollaro e Rovereto, il missionario noneso è rientrato a Napoli giusto in tempo per partecipare alla fiaccolata di protesta tenuta nel centro storico contro la riapertura della discarica di Contrada Pisani. Si è messo in testa a un corteo di migliaia di persone assieme al parlamentare Francesco Caruso e all'ex leader di Autonomia operaia Oreste Scalzone: «Ci sono parecchi siti buoni - ha detto - lontani dalle case della gente, presentati da Guido Bertolaso due anni fa insieme a tecnici e geologi dell'Università Federico II che non sono stati proprio presi in considerazione. Siamo allibiti». Ieri l'abbiamo raggiunto al telefono.


 


Padre Alex, qual è la situazione attuale a Napoli?


«Dio mio, è difficile spiegare la situazione oggi a Napoli. Non so come definirla. È a dir poco drammatica ma non, come pensa la gente, perché le strade sono piene di rifiuti. Quella, come spesso accade, può essere un'emergenza anche creata apposta per qualche ragione. Non giudico se sia questo il caso, ma per me il problema fondamentale è un altro».


 


Quale?


«Che la politica dei rifiuti attuati dalla Regione ha portato la Campania allo stello livello di tumori del Nord Est. Ma il Nord Est ha fabbriche e lavoro che la Campania non ha. Tutto questo a causa dei rifiuti, tossici e ordinari, sepolti dalla camorra. La malavita ha sotterrato rifiuti tossici nel triangolo della morte Nola-Acerra-Marigliano, a nord di Napoli nella zona di Giugliano, Quagliano, Castel Volturno e Marcianise e infine nelle campagne del Casertano dove sono finiti buona parte dei rifiuti tossici provenienti dal porto di Marghera. Se la camorra ha riversato rifiuti tossici in Campania, deve esserci pur stato un accordo con il mondo industriale del Nord. E su queste cose, per favore, quelli del Nord non vengano a prenderci in giro».


 


Tutta colpa della camorra?


«No, perché le istituzioni si sono comportate come la camorra. In quattordici anni di commissari straordinari sono stati spesi più di 1,5 miliardi di euro per produrre 6-7 milioni di ecoballe che di eco non hanno nulla: sono soltanto balle. Tre milioni di questi rifiuti incerottati nella plastica li trovi fuori Giugliano. Sono una discarica a cielo aperto con tanto di percolato».


 


Perché si è arrivati a questa situazione?


«Perché in questa regione non si è mai voluto promuovere la raccolta differenziata. L'avevamo detto anche a Bertolaso a chiare lettere. Manca la volontà politica. Chiaramente la camorra ha il suo interesse che le cose continuino così ma è la politica che non fa più politica e invece fa affari. E al comitato d'affari va bene che si vada avanti con inceneritori e discariche. Mantenere questo tipo di ciclo di rifiuti avvantaggia sia la camorra sia gli industriali, i potentati economico-finanziari. Il risultato è che un diritto fondamentale come quello alla salute è oggi il diritto più violato in questa regione con una situazione davvero incredibile di tumori e neoplasie dovuti a queste nanoparticelle, alla diossina e ai metalli pesanti rilasciati dai rifiuti».


 


Sempre contrario agli inceneritori?


«Assolutamente sì. Ad Acerra ne vogliono costruire uno da 850 mila tonnellate. Sarebbe un peccato mortale. Ci guadagnerebbero soltanto gli imprenditori che per ogni tonnellata di rifiuto bruciato incassano 55 euro».


 


Ieri ha incontrato il sindaco Rosa Russo Iervolino come previsto?


«No. So che mi vuole incontrare. Non l'ho mai vista. C'è stato il gelo in questi tre anni. Se mi vuole incontrare, sa dove trovarmi. Io le parlo volentieri perché è importante parlare con tutti per aiutarli a capire dove sta il problema e ad adottare finalmente delle decisioni».


 


E con Antonio Bassolino?


«Men che meno. Con lui è il gelo totale. Penso che non mi può proprio vedere».


 


Napoli sta vivendo una situazione simile a quella della sua missione in Africa.


«Sì, ci sono molte somiglianze. Io vivevo a Korogocho, davanti alla discarica di Nairobi. Qui mi trovo in un'altra discarica. Le lotte sono le stesse. Io sono convinto che la speranza debba arrivare non più dall'alto ma dal basso. Da lì può partire il riscatto del popolo, della gente. Infatti stiamo lavorando con i comitati civici. Sono due-tre anni che diffondiamo queste informazioni. Ma non c'è verso. La stampa, fra l'altro, sta molto attenta a farle girare queste cose. Eppure si sanno. Importante ora è aiutare la gente a capire, a scendere in piazza per difendere il diritto alla propria salute. Perché, alla fine, di questo si tratta».


 


L'ipotesi di accogliere una parte di rifiuti di Napoli sta sollevando la popolazione in Trentino.


«E io dico che non è questa la soluzione. Qualcuno ci dice: "voi vi opponete a tutto". Sì, è vero. Noi ci opponiamo a tutto per far scoppiare il bubbone. Il problema si deve risolvere in Campania e lo si poteva fare già 2-3 anni fa quando è arrivato Bertolaso e si poteva avviare la raccolta differenziata. Ora avremmo eliminato l'80% dei rifiuti. In questo modo non facciamo altro che spostare la soluzione dei problemi in giro per l'Italia. Basta con questa roba. Educhiamo invece la gente a vivere più sobriamente, più semplicemente. Noi ora viviamo al di sopra delle nostre possibilità. L'11% della popolazione mondiale si pappa l'88% delle risorse. Se tutti vivessero come noi, avremmo bisogno di quattro pianeti terra per le risorse e di altri quattro per le discariche. Napoli è solo la punta dell'iceberg per ricordare a tutti che così non si può andare avanti».


 


Intanto il Governo ha mandato un nuovo commissario straordinario.


«Prodi ci ha dato una mazzata inviando qui De Gennaro, che a Genova è stato un macellaio. Io sinceramente mi vergogno. Non è questa la maniera di risolvere i problemi».


 


Guido Pasqualini


l’Adige, 11 gennaio 2008

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categoria:salute, rifiuti
sabato, 07 luglio 2007

DIFFERENZIAMOCI



pattumiera35% CARTA


11% VETRO


 9% PLASTICA


 7% METALLI


 5% TESSUTI


 4% MISTI


 8% FINI (POLVERE)


21% ORGANICI (UMIDI)



Da questi dati forniti tempo fa dal CNR, si evince che la gran parte dei rifiuti, oltre il 70% (evidenziati in rosso), non sono altro che materiali che potrebbero facilmente essere riciclati, se ci fosse una volontà politica e la giusta informazione e sensibilizzazione, più 8% delle polveri (che in quanto tali non hanno bisogno di nessun trattamento.


 compostaggio_gen 


 Il rimanente 21% : rifiuti organici, possono essere riciclati ottenendo del buon compost , ottimo per l’impiego in agricoltura, o lasciandoli semplicemente essiccare (come facevano un volta) o con tecniche moderne in stabilimenti che ne ricavano anche gas.



imp_compostaggioLa raccolta differenziata ed il riciclaggio attiverebbero una serie di attività legate alla selezione, trasporto, riciclaggio, che darebbero un aiuto all’economia dei territori (creando diversi posti lavoro) diminuirebbero, se non annullerebbero,  la tasse sui rifiuti, non intaccherebbero la salute pubblica ed avendo un territorio salubre, potrebbero aiutare lo sviluppo agro-turistico.



Quello che il semplice buon senso consiglia, è attaccato e combattuto con tutti i mezzi, sopratutto con la disinformazione, per garantire i grossi profitti (di pochi) che girano intorno ai rifiuti ed agli inceneritori.



Le emergenze rifiuti creati e voluti da gente inetta ed incapace (nelle migliori ipotesi) che dovrebbero rispondere penalmente dei danni ambientali causati con i loro “piani dei rifiuti” sono solo degli elementi per coprire i grandi “affari”



Intanto la Corte di giustizia dell'Unione europea condanna lo Stato italiano per la mancata valutazione di impatto ambientale per la Terza linea dell'inceneritore ASM, proprietaria del tanto decantato inceneritore di Brescia che "sembra che a livello internazionale i riconoscimenti li sappia ottenere solo da Enti sponsorizzati dagli stessi costruttori dell'impianto, come nel caso del famoso 1° premio,  mentre raccoglie condanne quando a valutare sono Istituzioni pubbliche,autorevoli ed indipendenti, come l'UE".      

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categoria:ambiente, salute, informazione, rifiuti
martedì, 03 luglio 2007
Ecco il contenuto di una lettera aperta che alcune tra le maggiori testate giornalistiche italiane hanno preferito cestinare
Lettera pubblica agli amministratori locali campani

Una risposta a quanti hanno di recente criticato, con toni a volte poco civili, le associazioni ambientaliste, i comitati locali e le realtà laiche e religiose che propongono soluzioni alternative per una rinnovata gestione del ciclo rifiuti in Campania.

Solo il confronto democratico e la libera espressione delle proprie posizioni, passando per la piena responsabilizzazione dei cittadini, può portare alla risoluzione definitiva dell'annosa emergenza rifiuti.

Comitato Allarme Rifiuti Tossici
30 giugno 2007



Stiamo assistendo in questi giorni a un inusuale quanto violento e sconcertante attacco mediatico rivolto da alcuni amministratori locali alle forze laiche e religiose campane che, interessate al problema dell'emergenza rifiuti, da tempo propongono soluzioni concrete ed alternative alle fallimentari politiche di gestione commissariale, risoltesi in 13 anni di infruttuosi sperperi di danaro pubblico e nella manifesta incapacità di affrontare il problema rifiuti.

I suddetti attacchi manifestano una grave insofferenza per la volontà dei cittadini di essere coinvolti in tutte quelle scelte decisionali aventi effetti sull'ambiente, in ottemperanza alla convenzione europea di Aarhus, ratificata dall'Italia con la Legge n. 108 del 16 marzo 2001 e finalizzata a salvaguardare il diritto di ogni individuo, delle generazioni attuali e di quelle future, di vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere.

In tale ottica ci riteniamo in dovere di rispondere alle perniciose accuse di "catastrofismo", "procurato allarme" ed "ignoranza in materia", con l'intento di far ulteriore chiarezza su questi temi e sulle nostre posizioni, confidenti che solo un confronto civile e pacato tra cittadini ed amministratori (eletti dai cittadini stessi) possa portare in tempi ragionevoli alla risoluzione degli atavici problemi campani.

Sito di stoccaggio del Pantano - Acerra (NA)<br>28 Maggio 2007 - Dott. Gennaro Esposito - Dirigente Medico psichiatra – neurologo e psicoterapeutaSulla questione ecomafie abbiamo il dovere di sottolineare che la situazione campana è drammatica: le nostre terre, come ampiamente riportato in tutti gli atti della commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e le attività illecite ad esso connesse, sono divenute e continuano ad essere lo sversatoio illegale dei rifiuti tossici ed industriali dell'intera nazione. In particolare le zone, che hanno risentito maggiormente della devastazione spietata del territorio, sono la cosiddetta "Terra dei Fuochi" (Qualiano, Giugliano, Villaricca) ed il cosiddetto "Triangolo della Morte" (Acerra, Nola, Marigliano), sul quale ultimo il governo Prodi ha dichiarato il 23 giugno 2006 lo stato di emergenza, per fronteggiare l'inquinamento ambientale da diossina. Dati recentemente pubblicati, relativi alle malformazioni dal 2001 al 2005 nell'ASL na4, sono del resto indicativi: il distretto di Acerra n69 mostra un anomalo ma significativo incremento degli aborti per malformazioni.

Quanto chiediamo è dunque che si proceda ad un'immediata opera di bonifica dei territori coinvolti, prima ancora dell'avvio al funzionamento dell'inceneritore di Acerra, il quale, per di più, in virtù dei poteri straordinari legati alla gestione commissariale, è stato insediato senza una preventiva indagine di impatto ambientale e con una gara che ha preferito la soluzione tecnologica peggiore.


In merito alla questione delle mega-discariche, che hanno visto Bertolaso oggetto di contestazioni indecorose da parte dei cittadini di Ariano Irpino, non possiamo che deplorare e condannare con fermezza qualsiasi atto di violenza.

Ma, con la stessa fermezza, vorremmo precisare che consideriamo un atto di gravissima irresponsabilità la scelta commissariale di utilizzare, come luoghi di raccolta del tal quale, alcune zone campane protette, quali l'oasi del WWF di Persano o il parco nazionale del Vesuvio a Terzigno o ancora cave dismesse e non geologicamente idonee, alcune volte addirittura già sature di rifiuti seppelliti illegalmente.

A tutta birra... camion camuffati per il trasporto di birra traportano ecoballe in una delle megadiscariche del giuglianeseIl professor Giam Battista de'Medici, Geologo applicato ed Idrogeologo, chiamato come consulente dalla struttura di Bertolaso nei mesi di gennaio e febbraio di quest'anno, aveva suggerito, come nuove discariche, luoghi facilmente reperibili in località Vallata in provincia di Avellino, geologicamente idonei e lontani da falde idriche, coltivazioni e zone abitate e non sottoposti a vincoli ambientali. Le sue proposte avevano ottenuto il consenso di tutte le componenti dello staff tecnico ed il via libera da parte delle Apat, ma sono state alla fine preferite soluzioni che richiederanno spese enormi per la sola messa in sicurezza e comporteranno danni incommensurabili per l'ecosistema dei territori coinvolti; soluzioni giustificate spiegando che si erano scelti siti che necessitavano di riqualificazione ambientale, in quanto cave dimesse non bonificate.

Il ripristino morfologico delle aree da cui vengono estratti materiali è imposto dalla legge, tuttavia farlo con i rifiuti sembra una beffa paradossale.


Ma il punto su cui abbiamo registrato il maggior numero di critiche, da parte dei suddetti amministratori, riguarda l'opposizione di associazioni ambientaliste e comitati civici all'utilizzo degli inceneritori, proposti oggi da una certa classe come la panacea definitiva per l'uscita dall'emergenza rifiuti campana.

In primo luogo ci preme una considerazione di carattere generale: le materie prime non sono una risorsa a disponibilità infinita, per cui i prodotti che da esse derivano andrebbero il più possibile recuperati e riciclati, non bruciati. Già questa banalissima considerazione rende a nostro avviso totalmente illogica e superata la soluzione di incenerire i rifiuti.

Siamo infatti certi che una seria raccolta differenziata "porta a porta", unitamente ad una diminuzione della produzione a monte dei rifiuti (riduzione degli imballaggi, utilizzo di contenitori riutilizzabili e/o biodegradabili, ecc), renderebbe pressoché sovradimensionato, se non del tutto inutile già il solo termovalorizzatore di Acerra.

Riteniamo che la strada per un'efficiente raccolta differenziata sia esclusivamente quella del porta a porta, basata sull'organizzazione per Municipalità, la responsabilizzazione diretta dei cittadini e degli addetti ai lavori e la gestione capillare del servizio. L'esperienza insegna che si possono raggiungere percentuali di raccolta differenziata del 60-70% anche in contesti urbani difficili e in poco più di un anno.

In Campania esiste però prima di tutto un grave problema, costituito dalla mancanza, nel ciclo rifiuti, di un adeguato numero di impianti di compostaggio, tramite i quali sarebbe possibile recuperare immediatamente fino al 30% della produzione di rifiuti, evitando oltretutto il pericolo da epidemie causato dal rifiuto umido lasciato marcire per strada.


L'ecomostro di AcerraQuanto alla pratica dell'incenerimento è noto che migliaia di medici in tutta Italia si siano chiaramente espressi contro tale soluzione inutile e nociva, spesso con documenti votati all'unanimità dagli Ordini Professionali. Dagli impianti d'incenerimento vi è infatti un'indiscutibile emissione di sostanze inquinanti, tossiche e cancerogene, quali metalli pesanti, diossine (ridotte in quantità ma non eliminate dall'alta temperatura) e furani e da numerosi studi epidemiologici risulta l'aumento statisticamente significativo di neoplasie quali sarcomi, linfomi Non Hodgkin, tumori ormono correlati, neoplasie polmonari e infantili nelle popolazioni residenti in prossimità di tali impianti.

Le ceneri solide residue prodotte da un inceneritore sono ben il 30% del volume dei materiali inceneriti, e dall'incenerimento vengono originate grandissime quantità di polveri fini altamente tossiche, che necessitano di essere filtrate e conferite in discariche speciali e completamente impermeabili.

In particolare, a causa delle elevate temperature di esercizio necessarie a ridurre l'effetto diossina, gli inceneritori sono enormi produttori di particolato ultrafine (da PM 2.5 a PM 0.1) per il quale, come descritto ampiamente in letteratura, non esistono al mondo sistemi di filtraggio capaci di evitare che esso venga liberamente immesso nell'aria e viaggi per chilometri. Tale particolato presenta una patogenicità che cresce in modo quasi esponenziale con il diminuire del diametro (la massa di una particella PM 10 corrisponde a quella di 1.000.000 di particelle da 0,1 micron) ed è in grado di passare rapidamente dagli alveoli polmonari di chi lo respira al torrente circolatorio, raggiungendo tutti gli organi vitali e riuscendo nei casi estremi perfino a penetrare nel nucleo delle cellule, senza ledere la membrana che le avvolge.

Su questo tema, come è noto, il Ministero dell'Ambiente ha recentemente richiesto I'istituzione di un'apposita Commissione che, potesse rispondere in modo chiaro, al fine di mettere il Governo e le Istituzioni nelle condizioni di poter conoscere la reale dimensione del fenomeno delle nanopolveri, I'incidenza di queste su ambiente e salute umana, nonché I'adeguatezza dei sistemi di contenimento delle stesse. Nella relazione conclusiva la commissione prende atto dell'esistenza di pubblicazioni nella letteratura scientifica internazionale che ne indicano un possibile effetto dannoso sulla salute umana e che, inoltre, per le classi d'inquinanti persistenti, con velocità di degradazione inferiore a quella di immissione in ambiente, il rispetto dei limiti di emissione potrebbe non essere adeguato ad evitare nel tempo l'accumulo ambientale.


Nel merito infine dell'invito rivolto a rappresentanti religiosi campani, a "tenere messa e a non occuparsi d'altro", crediamo che nessun amministratore possa arrogarsi il dritto di insegnare, tanto più se fatto con toni arroganti e irriguardosi, cosa debba o non debba fare un pastore. L'essere cristiani (laici e pastori) si concretizza nella testimonianza al Dio di Gesù, Dio dei deboli, dei poveri e dei diseredati, tramite l´amore per gli ultimi, la fame e sete di giustizia, l'obbedienza alla verità, la mitezza evangelica, che non è il voltare lo sguardo dall'altra parte, ma la nonviolenza attiva: la messsa in pratica dunque, come testimoniato ad esempio dall'opera missionaria, del messaggio divino, a fianco dei deboli e per la difesa del diritto alla vita.

In quest'ottica gli interventi di padre Alex Zanotelli, del vescovo Raffaele Nogaro e per ultimo del cardinale Crescenzio Sepe sul tema rifiuti dimostrano una capacità di ascolto dei problemi dei cittadini, che molto spesso non si riscontra nella maggior parte della politica, frequentemente sorda alle più elementari istanze della società civile.


Comitato Allarme Rifiuti Tossici (WWF campania, Greenpeace Napoli, Amici di Grillo Napoli, PeaceLink Campania, Asssise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia)

Associazione Medici per l'Ambiente


 


 


Note:



 


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categoria:salute, società, rifiuti, rifiuti ed ambiente
giovedì, 21 giugno 2007
DOCUMENTO DELLA CGIL SICILIA

Accordo del 12 giugno 2007 Governo – Regione Sicilia sui Termovalorizzatori

 

 

E’ da tempo che la CGIL siciliana pone al centro del dibattito sindacale e politico i temi dell’ambiente, della salute, della sicurezza nel lavoro, dello sviluppo e del consumo sostenibile.

Sono stati elaborati fin dal 2004 due Documenti unitari CGIL-CISL-UIL per la riscrittura del Piano dei Rifiuti Regionale, contenenti proposte in merito; è del 7 maggio u.s. una nota di osservazioni e proposte sugli ATO Rifiuti, consegnata all’Agenzia Regionale per i Rifiuti e per le Acque nel corso di una convocazione sul ridimensionamento degli ATO previsto in Finanziaria Regionale; risale al 26 marzo u.s. l’audizione della CGIL Sicilia presso la Prefettura di Catania in cui si è potuto consegnare alla 13a Commissione Parlamentare Territorio Ambiente Beni Ambientali, la posizione sindacale in merito alle emergenze ambientali in Sicilia con particolare riferimento alle problematiche connesse alla realizzazione di termovalorizzatori e allo smaltimento dei rifiuti.

Nell’ultimo convegno, infine, promosso il 5 Giugno scorso, dal titolo “Una rivoluzione energetica per un nuovo modello di sviluppo”, si è sostenuto che la Sicilia deve diventare il centro propulsore dell’intera area euro - mediterranea per la ricerca, lo sviluppo di tecnologie nella produzione di fonti rinnovabili ed idrogeno.

Abbiamo chiesto con forza una nuova politica industriale per un nuovo modello di sviluppo: non più cattedrali nel deserto ma industrie innovative e “verdi”, poli energetici più sinergici, più “leggeri” e compatibili ecologicamente.

La risposta del governo nazionale e regionale alle nostre richieste, alle proposte e piattaforme presentate, è stata invece l’ intesa del 12 giugno scorso che potrebbe trasformare la Sicilia in una grande piattaforma al centro del Mediterraneo per l’incenerimento dei rifiuti e l’emissione di gas altamente inquinanti, aggravando una situazione già fortemente penalizzante per la salute dei cittadini: la nostra regione sopporta, infatti, il 15% di tutte le emissioni di gas serra del paese con appena il 3% di presenza di industrie in ambito nazionale.

Le decisioni del governo nazionale e regionale danno un colpo di spugna alle lotte delle popolazioni interessate, dei cittadini, delle forze sociali, sindacali ed ambientaliste che hanno contestato aspramente il piano rifiuti del governo Cuffaro.

Non bastano i distinguo a posteriori del Ministro dell’Ambiente, presente al vertice del 12 giugno tra Governo Regionale e Nazionale, distinguo incomprensibili a fronte dell’enfasi con cui lo stesso Pecorario Scanio annunciava solo il 5 giugno scorso la definizione di linee guida per le migliori tecnologie di gestione e smaltimento dei rifiuti, dichiarando -non più soltanto inceneritori-.

Un colpo di spugna alla audizione della Commissione parlamentare che il 26 marzo scorso aveva ascoltato il Sindacato e le Associazioni di cittadini ed ambientalisti.

Un colpo di spugna alle contestazioni mosse dalla Commissione Europeaalla gestione dell’emergenza ed alla procedura di attuazione del piano di gestione dei rifiuti considerata illegittima, e alla successiva condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia UE, per non avere assicurato lo smaltimento dei rifiuti senza pericoli per la salute dell’uomo e dell’ambiente.

Pesantissimo è stato anche il giudizio della Corte dei Conti, secondo cui la violazione delle direttive europee in materia di appalti pubblici, ha comportato l’affidamento della realizzazione dei quattro grandi inceneritori a prescindere dall’acquisizione dell’informativa antimafia. Tale comportamento, definito “particolarmente imprudente” dalla Corte, ha comportato che una delle società riunite in associazione temporanea di imprese, aggiudicataria di due dei quattro inceneritori, risultasse infiltrata dalla criminalità mafiosa.

E’ per tutto questo che va ben chiarito e attenzionato il “protocollo per la legalità” a cui si riferisce l’accordo del 12 giugno.

I dati riferiti all’analisi della Corte dei Conti nei sette anni di gestioni commissariali, dal 1999 al 2005, evidenziano come la percentuale in Italia dei rifiuti smaltiti in discarica è passata dal 76,7% al 54,3%, in Sicilia il dato è sconcertante: dal 97,2% al 90,7%, meno di sette punti.

La raccolta differenziata nella nostra regione è cresciuta dall’1% del 1998 al 5,5% del 2005, mentre la media nazionale era pari al 23,3%.

Secondo la Corte, al giugno del 2006, risultavano ben 18 ricorsi amministrativi, 10 dei quali da parte dei Comuni, che ritardavano le attività ed evidenziavano un costante misconoscimento del parere dei cittadini, delle amministrazioni locali delle associazioni sindacali ed ambientaliste.

Nessuno dei 26 impianti di selezione della frazione secca è operante, uno solo è stato realizzato.

Dei 35 impianti di compostaggio uno solo è stato realizzato, nessuno è nella fase di realizzazione.

Il governo regionale ha, nel febbraio scorso, promulgato una legge che riduce, con un ritardo di oltre 5 anni rispetto agli obblighi europei e nazionali ( il 35% entro il 2003 ), gli obiettivi di incremento della raccolta differenziata portandoli nel l’anno 2007 al 20%; nel 2008 al 30%; nel 2009 al 50%; nel 2010 al 60% .

L’accordo del 12 giugno, a soli quattro mesi dalla promulgazione della suddetta legge promette un’ improvvisa e miracolosa accelerazione! che rappresenta una delle condizioni per riprendere la costruzione dei termovalorizzatori

In Sicilia si sono raggiunti due soli primati sullo smaltimento dei rifiuti: tra le più basse percentuali di raccolta differenziata d’Italia ed il più alto numero di ATO, che malgrado le disposizioni contenute in Finanziaria Regionale non si riescono ancora a ridurre.

Il Piano regionale sui rifiuti si è dimostrato, quindi, un completo fallimento, poiché sovverte tutti i principi comunitari e nazionali sullo smaltimento dei rifiuti, essendo fondato sulla preponderanza assoluta dell’incenerimento dei rifiuti che comporta, di fatto, la totale disincentivazione della raccolta differenziata, malgrado le promesse, difficili da mantenere, del 12 giugno u.s..

Un ricorso così massiccio all’incenerimento determinerebbe, nei quattro siti previsti, un preoccupante aumento delle emissioni inquinanti in atmosfera, che seppur ridotte del 50%, nel caso in cui l’accordo dovesse essere applicato, sarebbero ugualmente pericolose e potrebbero non essere controllabili, vista la mancanza strutturale ed atavica nella nostra Regione di un sistema di monitoraggio efficiente ed efficace, in grado di verificare e controllare le emissioni.

I livelli delle emissioni per le sostanze tossiche e persistenti (diossine, furani, etc…), pur rientrando nei “limiti di legge”, risultano non compatibili ambientalmente col territorio e con le popolazioni esposte, in base ai parametri indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

 Inquietante risulta, inoltre, quanto si sta verificando presso l’Assessorato Territorio e Ambiente del Servizio 3 “Tutela dell’inquinamento atmosferico e della Unità Operativa S3.I “Autorizzazione alle emissioni in atmosfera” da cui dovrebbe essere rilasciata il 26 giugno p.v. l’Autorizzazione Integrata Ambientale per uno dei 4 inceneritori, quello di Bellolampo. Il contenzioso dal 2005 in atto presso tale Servizio rischia, infatti, di creare preoccupanti coincidenze all’interno di un iter che impone, invece, massima trasparenza e chiarezza.

Il preanunciato licenziamento di due funzionari che avevano denunciato irregolarità e probabile rigetto delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera dei termovalorizzatori di Bellolampo va subito chiarito dalla Magistratura e dagli organi competenti per restituire credibilità a tutto l’iter istruttorio.

Per tutte le ragioni esposte, la gestione del Piano dei rifiuti in Sicilia risulta fallimentare né è stata migliorata dalla istituzione dell’Agenzia regionale per i Rifiuti e le Acque dopo la fase del commissariamento conclusasi il 31 maggio 2006.

La nuova Agenzia, nata sostanzialmente perché i fondi europei non potevano essere utilizzati con gestione commissariale, di fatto continua a svolgere, come in passato, gli stessi compiti con gli stessi uomini e purtroppo con gli stessi risultati.

La CGIL continuerà, pertanto, la sua lotta contro l’attuale piano regionale dei rifiuti, promuovendo inizi
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categoria:politica, ambiente, rifiuti