martedì, 03 luglio 2007

CrisCani e MusulGatti

Non siamo altro che animali che si azzuffano

Nicola Brusco
1 luglio 2007



Tutto iniziò quando un giornale a tiratura nazionale riportò la notizia che tutti i gatti del mondo provengono dalla Mesopotamia.



Sarebbe stata una delle tante innocue notiziole estive, se qualche gatto più pignolo degli altri non avesse letto tra le righe la necessità di recuperare un senso di appartenenza a una matrice culturale comune. In fondo, se tutti i gatti provenivano dalla Mesopotamia, significava che la loro origine era in Medio Oriente, regione del mondo dalla storia gloriosa, e in particolare in Iraq, povero Paese martoriato dalle angherie dei prepotenti.



Qualche felino intellettualoide preconizzò uno scontro di civilità contro i cani, eterni nemici dei mici: in fondo, chi meglio di loro rappresentava la decadenza dell'Occidente, con le loro catene, la loro aggressività e i loro morsi ai danni dei gatti?



Altri mici, sensibili a queste posizioni, passarono all'azione pretendendo il riconoscimento della loro specificità all'interno di un mondo multirazziale fatto anche di pesci rossi e criceti.



Gatti domestici che fino a poche settimane prima non si sarebbero mai sognati di ribellarsi ai loro padroni pretesero scatolette di tonno e manzo, poichè il maiale era animale impuro; altri chiesero e ottennero cucce fatte a forma di moschea; altri ancora (i famosi KatMikaze) mettevano in atto azioni terroristiche utilizzando le sabbiere come potenti armi chimiche. Dall'alto di un minareto di scatolette Friskas, un gatto imam li incitava all'odio e alla guerra santa.



I cani non potevano stare a guardare impotenti. Un Pastore Tedesco molto devoto invitava inutilmente all'amore e alla collaborazione tra le specie, ma nel frattempo i boxer ringhiavano, i levrieri ululavano e squadre di bastardini percorrevano le strade in cerca di qualche gatto da punire. Persino i tranquilli San Bernardo dicevano che sì, da quella razza c'era sempre da aspettarsi qualche fregatura.



Alcuni mastini presero allora in mano la situazione, dichiarando l'inizio della guerra al GatTerrorismo. Tutti gli animali, cani e gatti, criceti e tartarughe, dovevano essere contati, schedati e catalogati. Nessuno poteva sfuggire alle maglie di una polizia canina efficiente e inflessibile. Chi già portava una catena non notò la differenza; gli altri si dovettero adeguare.



Eppure, non si sa come, accadde ancora che qualche sabbiera satura di gas esplodesse facendo strage di cuccioli. Qualche gatto veniva arrestato e i mastini, in conferenza stampa, affermavano che era solo grazie a loro che i danni erano stati così contenuti. Gli altri animali, per paura, non cercavano più di ribellarsi.



Ma un bel giorno un siamese appassionato di libri (un topo di biblioteca, se non fosse che era un gatto) fece una ricerca accurata e scoprì che quel famoso articolo su quel giornale a tiratura nazionale che aveva scatenato tutto quel putiferio era incompleto.



Tutte le bestie in realtà provenivano dalla Mesopotamia: essa era la culla di ogni civiltà animale. Perfino gli uomini, le bestie più bestie di tutti, venivano da là. Ma allora, se erano tutti figli della stessa Terra, che senso aveva massacrarsi a vicenda?



Il siamese corse dal capo mastino per raccontargli la sua scoperta. "Capo Mastino! Capo Mastino!" "Che c'è?" "L'articolo che ha scatenato il pandemonio tra cani e gatti è incompleto!" "Certo che lo so, maledetto cretino. L'ho scritto io."



Il siamese fu sbattuto in galera per sette ergastoli (uno per ciascuna delle sue sette vite) a pane e latte. Il mondo dei cani e dei gatti, da allora, conobbe un lungo, buio, triste medioevo di dolore e ignoranza.



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venerdì, 06 aprile 2007




Morti bianche: i caschi blu dell’Onu


per fermare questa guerra


Dino Tibaldi

Roma 28 marzo 2007


Al punto in cui siamo arrivati sarebbe necessario chiedere l’intervento dei caschi blu dell’Onu per bloccare la lunga serie di vittime della guerra del lavoro, che solo per pudore chiamiamo morti bianche. (continua a leggere)


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Credo che innanzi tutto bisognerebbe chiamarli col proprio nome.



Sono dei veri e propri omicidi, che vengono perpetrati e perpetuati impunemente. finiamola di chiamarli incidenti sul lavoro o morti bianche.



Scusatemi, ma per me vivo nell'estremo sud, dove la precarietà ed il lavoro nero è norma, dove il sottosviluppo è pianificato, dove ogni diritto primario è negato (lavoro, sanità, scuola, impanti sportivi, ecc.. ecc..), dove lo stato è assente, ed i politici (anche di sinistra) spesso sono collusi con le mafie, credo che sia necessaria un'azione forte e chiara da parte dello stato e dalla politica, per debellare queste stragi, che sono solo la parte visibile del danno insanabile alla salute ed all'ambiente, che gli appetiti ed il facile guadagno di pochi, provocano agli operai ed alle popolazioni.



Sul lavoro e sull'operaismo, anche noi dovremmo fare una rivoluzione culturale per capire veramente cosa intendiamo, giacchè molte volte anche a "sinistra" abbiamo dimostrato un grave miopia.



L'importante era ed è avere qualche posto di lavoro, anche se questo (lavoro) si rivela una vera e propria "condanna a morte" (anche la mafia crea posti di lavoro) per gli addetti e per la popolazione locale (la petrolchimica in sicilia o altri impianti altrettanto dannosi, dovrebbero insegnar qualcosa).



Un lavoro che non sia precario, un lavoro che crei sviluppo economico e culturale, un lavoro che rispetti tutte le norme di sicurezza per gli operai e per l'ambiente.



Anche su questo, malgrado i tragici segnali sulla variazione del clima, ed i ripensamenti in tutto il mondo, abbiamo dei gravi ritardi, camuffiamo ancora come progresso questa marcia alla catastrofe finale.



Vorrei parlare dei CIP6, dei fondi strutturali della comunità europea, di come vengono elargiti e sprecati in tanti rivoli per creare soprattutto "clientelismo", altro che sviluppo, ma spero che ne avremo modo in seguito.



AUGURI


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Aggiornamento:


Ho sentito proprio adesso sul TG1, nel 2006 i morti (ufficiali)  sono stati 1280 (naturalmente, non ci sono quelli trasparenti, che nessuno vede o camuffati, non solo nel napoletano, ma in tutta italia), mentre gli infortunati sono ben 97.000 (di questi quanti sono sopravvissuti o rimasti con gravissime mutilazioni, non lo sappiamo), per non parlare di chi operaio o semplice persona che abita nelle vicinanze di certi "stabilimenti", avra una morte lenta per i fumi ed i veleni che spargono nell'aria e nelle falde acquifere.

Altro che guerra


E tutto ciò nell'indifferenza generale!

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mercoledì, 28 marzo 2007











Per la liberazione di Rahmatullah Hanefi e Adjmal Nashkbandi Liberate anche loro!








EZIO MAURO SCRIVE ALL'AMBASCIATORE DELL'AFGHANISTAN




Siamo angosciati per la sorte di Rahmatullah Hanefi. Il responsabile afgano dell'ospedale di Emergency a Lashkargah è stato prelevato all'alba di martedì 20 dai servizi di sicurezza afgani. Da allora nessuno ha potuto vederlo o parlargli, nemmeno i suoi famigliari. Non è stata formulata nessuna accusa, non esiste alcun documento che comprovi la sua detenzione. Alcuni afgani, che lavorano nel posto in cui Rahmatullah Hanefi è rinchiuso, ci hanno detto però che lo stanno interrogando e torturando “con i cavi elettrici”.







Rahmatullah Hanefi è stato determinante nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo, semplicemente facendo tutto e solo ciò che il governo italiano, attraverso Emergency, gli chiedeva di fare. Il suo aiuto potrebbe essere determinante anche per la sorte di Adjmal Nashkbandi, l'interprete di Mastrogiacomo, che non è ancora tornato dalla sua famiglia.







Oggi, domenica 25, il Ministro della sanità afgano ci ha informato che in un “alto meeting sulla sicurezza nazionale” presieduto da Hamid Karzai, è stato deciso di non rilasciare Rahmatullah Hanefi. Ci hanno fatto capire che non ci sono accuse contro di lui, ma che sono pronti a fabbricare false prove.







Non è accettabile che il prezzo della liberazione del cittadino italiano Daniele Mastrogiacomo venga pagato da un coraggioso cittadino afgano e da Emergency. Abbiamo ripetutamente chiesto al Governo italiano, negli ultimi cinque giorni, di impegnarsi per l’immediato rilascio di Rahmatullah Hanefi e il governo ci ha assicurato che l’avrebbe fatto. Chiediamo con forza al Governo italiano di rispettare le parola data.















* Presidente di Emergency (appello pubblicato sul sito http://www.peacereporter.net)


Aggiornamento:


I Talebani hanno assassinato Adjmal Naskhbandi, il giovanissimo interprete da cui si era fatto affiancare Mastrogiacomo per portare avanti il suo lavoro; intanto Rahmatulah Hanefi, il mediatore di Emergency che aveva operato per la liberazione del nostro giornalista, è detenuto nelle carceri afgane. Dopo due morti, prima l'autista ed ora l'interprete, ci auguriamo che il governo riesca a riportare a casa Rahmatulah, l'unico atto di giustizia possibile in una vicenda che ha visto fino ad ora calpestate giustizia e pietà. Ma non solo: il governo italiano, che tiene in Afghanistan uomini e mezzi per curare, proteggere, difendere e ricostruire, non può assistere inerme ad un arresto ingiusto ed ingiustificato. (www.comunisti-italiani.it)

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venerdì, 16 febbraio 2007








L'ITALIA CEDE ALTRO TERRITORIO AGLI USA.



Napoli come Vicenza!




Venerdì mattina 16 conferenza stampa



ore 12:00 Antisala dei Baroni Maschio Angioino



per la presentazione del lavoro



"Allarme Napoli: Mani Militari sulla città"



scritto dal



Comitato Napoletano Pace, Disarmo e Smilitarizzazione.
Pochi lo sanno, ma il territorio campano è ingombro di basi militari! Portaerei nucleari attraversano il golfo di Napoli e sostano nei porti! Sussistono grandi rischi per la popolazione e nesuno se ne preoccupa.



Questo è l’allarme lanciato dal missionario comboniano Padre Alex Zanotelli.



"Tutti parlano della nuova base che dovrebbe sorgere a Vicenza ma nessuno parla delle tante basi che esistono sul territorio campano. E’ una vergogna! " ha dichiarato padre Zanotelli.



Eppure un comitato pacifista napoletano, denominato "Comitato pace, disarmo e smilitarizzazione", formato da laici, credenti, associazioni di volontariato, ha fatto un lavoro certosino di indagine, di ricerca da fonti originali, di verifica sul territorio per catalogare tutte le istallazioni militari, le basi NATO, quelle statunitensi, nonché tutte le fabbriche che producono armi sparse sul territorio della regione. Queste informazioni sono ora raccolte e presto saranno pubblicate nella loro interezza; nel frattempo un opuscolo riassuntivo è già stampato con l’introduzione di Zanotelli ed una lettera del vescovo Nogaro.



Questo documento sarà la testimonianza che i pacifisti napoletani porteranno Sabato 17 a Vicenza per dire che a Napoli, a Vicenza, come in ogni parte del pianeta le basi della guerra devono essere cancellate.



Zanotelli stesso presenterà la pubblicazione alla stampa Venerdì 15 febbraio alle ore 12 nell’antisala dei baroni al Maschio Angioino.




Intervengono:



Padre Alex Zanotelli



Angelica Romano (Un Ponte Per)



Antonello Zecca (ATTAC Italia)




Vittorio Moccia (PeaceLink)




 




AGGIORNAMENTO:




Si e' conclusa in modo pacifico la manifestazione a Vicenza contro l'allargamento della base Usa nell'aeroporto Dal Molin.







Verso le 18 il questore della citta', Dario Rotondi, ha comunicato che i manifestanti sono stati circa 70-80 mila. Ma erano molto di più.







AMATO, .......................................................................? ....................... BOH?




BERLUSCONI, GIORNO TRISTE, AH! AH! AH!




PRODI, E' ANDATA COME TUTTI AUSPICAVAMO (MA, PROPRIO TUTTI?)






CASSON (DS), DA ROMA LANCIATI ALLARMI INSENSATI ''Credo che da Roma non si rendessero conto della realta' veneta e si sono lanciati allarmi senza senso, che potevano creare dei rischi''. Il senatore Ds Felice Casson commenta cosi' il carattere pacifico dell' iniziativa. ''E' una manifestazione di popolo - afferma l'ex Pm - e tante persone anche non di partito sono venute da me a ringraziarmi. La gente di Vicenza aveva bisogno di sentire un sostegno esterno''. Quanto al significato politico della manifestazione, il senatore diessino non ha dubbi: ''La gente ha bisogno di partecipare alle decisioni''.



CENTO,CORTEO DIMOSTRA CHE LA QUESTIONE NON E'CHIUSA ''Il corteo dimostra che la questione non e' chiusa perche' c'e' un pezzo di societa' che questo ampliamento della base non lo vuole. Bisognera' farci i conti''. Lo sottolinea Paolo Cento, sottosegretario all'Economia, partecipando ad un approfondimento che LA7 dedica alla manifestazione di Vicenza.







FERRERO, SI FACCIA REFERENDUM PER DECIDERE SU BASE ''Grazie al popolo di Vicenza, a quanti hanno preso parte all'enorme manifestazione, per la lezione di democrazia che ha dato a tutto il paese e alla politica. Il popolo della pace e' il contrario del terrorismo, come ha dimostrato oggi il popolo di Vicenza''. Cosi' il ministro per la Solidarieta' Sociale Paolo Ferrero commenta il corteo di Vicenza. ''Adesso - prosegue - tocca alla politica dare una risposta a questo popolo della democrazia e della pace: a Vicenza si deve fare un referendum per permettere che si decida democraticamente sulla base''.







DILIBERTO,GOVERNO NON CADRA' PER UNA BASE AMERICANA ''Ho visto tutte le bandiere dei partiti dell'Unione: ci sono bandiere della Margherita, dei Ds, della Cgil come del Pdci e di Rifondazione. Il governo Prodi deve tener conto del popolo della pace che e' gran parte del suo elettorato''. Lo afferma Oliviero Diliberto. Il segretario dei Comunisti Italiani sottolinea che ''se nel governo si dovesse condividere tutto'' allora ''staremmo in un unico partito''. ''Ci sono delle differenze - osserva ancora - ma il governo non cadra' certo per una base americana''.

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martedì, 14 novembre 2006

AGGIORNAMENTO:

Diliberto: Palestina. Pdci a Roma e Milano.

Fermare il massacro

 

Roma 17 novembre 2006

La  grave situazione venutasi a creare in Palestina e in tutto il Mediterraneo impone il massimo sforzo per una mobilitazione di tutte le forze che hanno a cura la pace e il diritto dei palestinesi alla autodeterminazione. Il movimento pacifista chiede all’Unione e al governo Prodi  un impegno diretto, di concerto con l’Unione europea, per fermare il massacro in Palestina, per ristabilire un clima di pace e di rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani in tutto il Medioriente, a partire dalla nascita di uno stato libero, democratico e  indipendente di Palestina, come del rispetto del popolo libanese. Solo questa è la strada per garantire pace e sicurezza ad Israele: due popoli e due Stati. Riteniamo che di fronte a questa situazione sia auspicabile  la massima unità dei movimenti e delle forze politiche che lavorano per la pace e per i diritti del popolo palestinese. A tal fine abbiamo aderito sia alla mobilitazione di Roma che chiede azioni concrete di pressione internazionale per riportare Israele sulla via del dialogo e della trattativa di pace, che alla manifestazione di Milano che ci impegna per un’azione comune di pacificazione per tutto il Medioriente. Lo facciamo nella convinzione che questo sia il momento della necessaria unità e collaborazione per raggiungere gli obiettivi comuni più che per sottolineare le legittime differenze di opinione nel movimento e nella politica.

Da www.comunisti-italiani.it

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sabato, 21 ottobre 2006

Gabriele Torsello libero!

DOMANI SCADE L'ULTIMATUM

 

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Di Gabriele Torsello, l'italiano rapito in Afghanistan nove giorni fà, si parla il meno possibile, un rapito di serie B?
Ho ricevuto una mail da Gennaro Carotenuto, che rilancio, perche trovo, anch'io assurdo il comportamento dei "media", del Governo e del popolo pacifista, ma ancor di più l'indifferenza generale.
Speriamo domani di non avere brutte notizie.

Aggiornamento (03-11-2006):
Gabriele Torsello, il fotoreporter rapito il 12 ottobre scorso in Afghanistan, è stato liberato stamani. "Sto bene, sto bene, vi amo tutti". Con queste parole Gabriele Torsello ha salutato telefonicamente poco fa tutti i suoi famigliari che attendevano sue notizie nella casa di Alessano, nel Salento. "Gabriele ci ha chiamati poco fa - racconta la sorella Valentina - era molto emozionato e non faceva altro che ripetere: 'sto bene, sto bene, vi amo tutti'". Torsello si trova da pochi minuti nei locali dell'ambasciata italiana a Kabul. Lo hanno riferito fonti nella capitale afgana.

 

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venerdì, 25 agosto 2006

PERCHE' IN PALESTINA NO?

"Abbiamo sempre chiesto che una forza internazionale venga schierata in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza", ha detto il capo negoziatore palestinese Saeb Erekat.

"L'idea di inviare truppe Onu nella Striscia di Gaza è stata attualmente ventilata . Ma penso che se le cose andranno bene in Libano, un processo analogo potrebbe cominciare anche nella Striscia di Gaza", ha detto D'Alema al quotidiano israeliano (Haaretz).

Il portavoce del ministro degli Esteri israeliano, Mark Regev, ha precisato che lo stato ebraico storicamente si è opposto a un coinvolgimento internazionale nei territori palestinesi, ma al tempo stesso non l'ha escluso.

Ad onor del vero, "al confine tra la striscia di Gaza e l'Egitto c'è un valico di frontiera, in una zona rocciosa e desertica: il valico di Rafah, che dalla metà di novembre 2005, meno di un anno fa, la cosiddetta "assistenza" al valico viene fatta da una missione europea, comandata dal generale dell'Arma dei Carabinieri Pietro Pistolese (....si dice che dia troppa libertà agli israeliani e troppa poca ai palestinesi)". (Da:  www.alex321.splinder.com.)


Comunque, al confine con l'Egitto, l'idea del nostro ministro D'Alema di vigilare i confini (quali? visto che Israele li sposta sempre) tra Israele e Palestina con le forze ONU, dovrebbe essere attuata immediatamente per porre fine alle continue incursioni ed omicidi che continuamo ad attuare (qui, il cessate il fuoco non è stato contemplato, nella risoluzione ONU?).

"Carta geografica, che confronta il prima (della seconda guerra mondiale),  il dopo e l’oggi". (da: www.almost58.splinder.com)


 

 

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mercoledì, 16 agosto 2006

LA TREGUA REGGE. ISRAELE AVVIA IL RITIRO  (Ansa)

Libano Israele






 
Queste le notizie, confortanti, i profughi tornano, gli israeliani si ritirano, i soccorsi internazionali cominciano a poter operare.
Alcune considerazioni:
1 - La forza "brutale", non basta a risolvere i problemi;
2 - Alla fine "vincitori e vinti" dovrebbero ammettere l'assurdità ed atrocità, che ha provocato oltre 2000 morti, milioni di profughi, il terrore in tutte le popolazioni civili dei 3 stati (Libano, Israele e Palestina), quindi è stata una sconfitta complessiva, una sconfitta della civiltà;
3 - Il nuovo ordine nel Medio-Oriente, non può essere a senso unico nè si può imporre con le armi;
4 - La necessità che venga ripensata e rifondata l'ONU (non più il circolo dei furbi o potenti), ma un organismo democratico che abbia dei poteri effettivi.
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domenica, 13 agosto 2006
Domani!

Lunedì alle ore 7 dovrebbe scattare il "CESSATE IL FUOCO" in Libano.

Potrebbe\dovrebbe essere l'inizio di un nuovo giorno che blocchi le stragi di innocenti civili, che partendo dal Libano si estendesse in tutte le zone di guerre. Un nuovo giorno, un nuovo approccio, solidale che non punti più sullo sfruttamento dei paesi più poveri, che blocchi l'arroganza dei "POTENTI".

Intanto in Libano continuano a piovere bonbe

 

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sabato, 05 agosto 2006

MAI PIU'

Mai più olocausti, stragi, deportazioni.

Mai più lo abbiamo scritto nei sacrari, alla base dei monumenti, dopo le bombe atomiche su Hiroshima (6 agosto 1945) e Nagasaki (9 agosto).

 
La storia non ci ha insegnato niente.

Dopo 61 anni, da quella tragedia, continuano le guerre, i massacri, gli odi, ininterrottamente, anzi si espandono ogni giorno di più, e rischiano di travolgerci.

La lista di morti civili, di donne, di bambini, barbaramente uccisi si allunga, ogni giorno. I feriti, i profughi, le persone che muoiono, cercando di sbarcare nelle coste europee, non smuovono le ridicole argomentazioni degli organismi internazionali, incapaci di bloccare le guerre, incapaci di frenare la fuga del sud del mondo, dalla miseria.

Quando avremo un mondo in cui regni la giustizia sociale, il rispetto reciproco, la tollerenza, la libertà, la fraternità tra i popoli.

Intanto, "il Libano è un paese in ginocchio. Prosegue l’offensiva israeliana con nuovi e violentissimi attacchi, con l’uccisione di civili e la distruzione di importanti infrastrutture di quel Paese; Beirut seguita ad essere sotto attacco. È necessario un immediato “cessate il fuoco”, l’Europa e la comunità internazionale tutta non possono limitarsi ad appelli, permettendo di fatto ad Israele di seguitare a fare impunemente una guerra. L’Unione Europea intervenga con decisione ed autorevolezza per porre fine a questa crisi, che si sta ampliando ogni giorno di più" (Ufficio stampa del PDCI).

Un appello per il "cessate il fuoco subito", era stato lanciato dal Papa, ed oggi un nuovo appello del Vaticano per bocca del Cardinal Sodano che ha auspicato "termini presto questa inutile strage".

La cronaca locale, registra un'altro morto per incidente sul lavoro a Catania, uno dei tanti eroi (mille circa, che in italia, ogni anno perdono la vita, per guadagnarsi un misero salario). 

L'Amministrazione locale è senza bilancio, manifestando il fallimento del centrodestra agonizzante da più di tre anni.

Catania non è da meno, "se è vero che ogni giorno porta la sua croce, l’amministrazione Scapagnini sembra un enorme, sconfinato camposanto”. Lo ha detto il deputato del Pdci Orazio Licandro, commentando la notizia della chiusura degli impianti sportivi a Catania, tutti i pomeriggi fino al 31 dicembre, per mancanza di fondi. “Metafore a parte – ha aggiunto -, questa giunta e questa maggioranza se ne devono andare: è davvero una vergogna nazionale che la nona città d’Italia debba essere amministrata da questi signori, incapaci di amministrare anche un semplice condominio. Ancora una volta pagheranno un costo salatissimo i cittadini, e in questo caso le società sportive e chi fa sport, e si perderanno posti di lavoro: nel nome di che cosa?” “Da catanese provo profondo rammarico per l’incapacità di questa città, ormai assuefatta a qualunque cosa, di indignarsi e reagire, talmente grave è il degrado morale, politico e culturale raggiunto sotto il governo della destra” (Ufficio stampa del PDCI).

Cosa aggiungere? Speriamo in tempi migliori.

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giovedì, 29 giugno 2006

NO ALLE GUERRE!

Alcuni senatori della sinistra non sono disposti a votare il rifinanziamento della missione militare in Afghanistan

".......C´è dell´utopia, certo. C´è la ostinata utopia di credere che si debba porre in fretta nell´agenda della specie umana la costruzione di una società dalla quale sia bandito l´uso della violenza di massa, dal terrorismo alla guerra" (scrive Gino Strada).

Un finanziamento identitco a quello precedente, senza nessuna novità in prospettiva di porre fine alla guerra.

Penso che da "pacifisti" dovremmo porci dei fini e delle scadenze, non possiamo continuare delle guerre "infinite", l'alternativa che pone Gino Strada, di investimenti in aiuti alle popolazioni, fornendo ospedali e servizi civili mi sembra la più appropriata per innescare un progresso civile di pace.

Quindi anzi ché armi e militari che vengano omologati come truppe di occupazione, proponiamo un impegno politico a investire sulla pace mediante aiuti umanitari.

Questo l'appello che mi sento di sostenere e che nel sito

 www.petitionspot.com/petitions/outAfghanistan si sta portando avanti.

Chi vuole aderire può farlo.

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