sabato, 29 settembre 2007

Solidarietà al popolo birmano













Solidarietà al popolo birmano Solidarietà al popolo birmano
Roma, 28 settembre 2007



Le forze politiche si mobilitano a sostegno del popolo birmano e dei cruenti accadimenti degli ultimi giorni. In Campidoglio un sit in promosso da Veltroni e sostenuto da varie parti, compresi sindacati e associazioni. L'immagine di Aung San Suu Kyi, leader dell'opposizione, dispiegata sulla piazza, a simboleggiare il desiderio e l'impellenza di un'azione congiunta per fermare le violenze in atto.



Visita:

Appelli e iniziative di Amnesty International

Romaone: sit-in a Roma davanti all'ambasciata

PeaceLink sostiene la rivolta nonviolenta dei monaci e della popolazione

Peacereporter: Birmania, il sangue ripulito per l'Onu



Riprese: Antonella Mezzina

Montaggio: Antonella Mezzina, Paolo Dimalio

Produzione: Arcoiris Roma




 Fatto ciò aggiungo che domani è il 30° anniversario della morte di Walter Rossi, ucciso a Roma il 30 settembre 1977.


Un delitto rimasto impunito, come i tanti morti ammazzati durante le manifestazioni ed in tutte le stragi che per lunghi anni hanno insanguinato l'Italia.


VOGLIAMO GIUSTIZIA!


AGGIORNAMENTI:


MANIFESTAZIONE PER LA BIRMANIA LIBERA E IN PACE


2 OTTOBRE – GIORNATA MONDIALE DELLA NON VIOLENZA


ore 20.30 - Auditorium De Carlo, Monastero dei Benedettini




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categoria:informazione, solidarietà
domenica, 23 settembre 2007
Ricevo da Domenico Stimolo

A proposito della grande manifestazione palermitana del 22 settembre contro gli INCENERITORI….. e sul quasi assoluto  SILENZIO STAMPA.

 Sabato sera - 22 settembre - tornando a Catania, dopo quasi 15 ore di dinamica “trasferta”, ero convinto di avere partecipato ad una grande evento direttamente connesso ai principali quotidiani interessi della popolazione siciliana.

Ebbene, il 23 mattina, “sceso” in edicola, sono stato costretto a “rieducarmi”.

 Era stato tutto un fantastico sogno.

A parere di carta giornalistica stampata è stato proprio così!

 Non è successo proprio nulla.

Mi son dato due scoppole in faccia, giusto per capire se fossi sveglio, dormiente…o sognante.

 Stante le “valutazioni” della “grande” carta stampata siciliana il ventidue settembre non è proprio successo nulla in Sicilia sull’enorme problema che riguarda la monnezza: inceneritori, gestione dei rifiuti, differenziata, stratosferiche tariffe siciliane.

 Sul quotidiano “ La Sicilia ”: silenzio stampa

Sul quotidiano “Gazzetta del Sud”: silenzio stampa

Sul quotidiano “Giornale di Sicilia”…..si “avanza un dubbio”: viene riportata piccola nota: “ mille partecipanti”, accompagnata da foto.

Riguardo l’eventuale informazione pubblicata dal quotidiano “ La Repubblica ”, edizione Palermo/ Sicilia occidentale, qui a Catania e nell’isola orientale, nulla è da sapere, dato le ben note “giustificazioni” determinate dal monopolio…….antico stile “sale e tabacchi”. Semplicemente, nelle edicole delle nostre zone non è possibile trovare copia del suddetto quotidiano corredato dalle cronache siciliane.

Quasi, quasi, ero tentato, pur di sapere cosa fosse successo nel luogo del “misfatto”, di andare nel più vicino, a noi catanesi, luogo che usufruisce di una più larga libertà di stampa: sul “confine” nisseno. Giusto per avere un ulteriore contributo che mi permettesse di capire se il tutto fosse stato sogno o realtà.

 Meno male che a far giustizia informativa aveva già pensato il TG3 regionale, edizione 19.30 di sabato, che, oltre un’ampia visione della manifestazione, ha confermato la presenza degli oltre tremila partecipanti. Grazie Tg3, per il ruolo svolto di informazione libera e democratica.

 Anche se il giorno dopo è stata oscurata, la manifestazione realmente c’è stata.

 Il corteo, partito alle ore 15.00, da piazza S.Cristina – estrema periferia palermitana nel quartiere di Borgonuovo -, è stato, contrariamente ai silenzi stampa,  ben visibile, animato, e “gridato”.

 Largamente partecipato da migliaia di cittadini siciliani provenienti in particolare, ma non solo, dalle quattro aree interessate alla preventivata realizzazione dei quattro enormi velenosi inceneritori: Pa/Bellolampo, Augusta, Paternò, Casteltermini.

Moltissimi i giovani, le rappresentanze delle associazioni ambientaliste, in particolare: Wwf, Legambiente, Greenpeace, e di tanti Comitati e composizioni della società civile. Folte le delegazioni dei partiti della sinistra palermitana, in specie prc, pdci e verdi ( assenti, per quel che si è visto, ds e margherita) e delle organizzazioni sindacali aderenti, Cgil e Cobas.

Tra i non molti rappresentanti della politica istituzionali partecipanti c’erano Rita Borsellino, Leoluca Orlando, Giusto Catania, alcuni deputati regionali della sinistra.

Da Paternò era presente una consistente delegazione di circa sessanta persone. Significativa la numerosa presenza di lavoratori del settore provenienti da Acireale ( con due autobus).

In una diecina  circa  ( molto pochi) venivamo da Catania  città.

Dopo circa quattro ore, il lungo corteo, dopo avere vivacemente ribadito la propria netta contrarietà alla realizzazione dei quattro megainceneritori, al piano regionale dei rifiuti del governo Cuffaro, agli enormi aumenti operati sulla Tassa rifiuti in tutte le aree siciliane, alla strutturale inettitudine a condurre raccolta differenziata e riciclaggio, si è concluso nell’area di Bellolampo – a sei kilometri da Palermo – dove vorrebbero realizzare l’inceneritore.  

I siciliani c’erano a Bellolampo. Tanti, uomini e donne, giovani.

Di fronte al grande evento che riguarda un questione centrale di noi siciliani solo la stampa siciliana è stata incomprensibilmente silente.

 

Domenico Stimolo     del “Comitato per la Partecipazione e Democrazia “ di Catania  

 
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categoria:politica, ambiente, informazione
lunedì, 17 settembre 2007

BEPPE GRILLO, LE LISTE CIVICHE,


UN OPERAIO


Quel che vorrei dire a Beppe Grillo


Caro Beppe,


Sono un semplice operaio che circa 40 anni fà, presi il mio diplomino e lo gettai nel cestino per sottrarmi alla logica di "concorsopoli" e per 10 anni ho fatto l'emigrato (Germania, Milano, Roma) fino a tornare in Sicilia ed adattarmi a lavorare da precario ed in nero, ma sempre lottando contro ogni genere di illegalità, avversato per cio sia dallo stato che dall'anti-stato, molte volte solo e deriso, ma felice di essere me stesso, capace di non piegarmi.

Questa premessa per dirti caro Beppe, che le condizioni oggettive e soggettive mie e di altri compagni di partito o di altri partiti, sono ben differente dall'uomo di successo, attorniato da decine, centinaia di migliaia di fans, quale tu sei, e la lontananze vertiginosa che ci separa, malgrado le lotte comuni per l'ambiente, la pace, la sicurezza sul lavoro, la precarietà, la legalità e la lotta alla mafia..... alle mafie.

Credimi ho apprezzato ed apprezzo il tuo impegno e la forza mediatica che sai sprigionare con le tue denunce, ma quest'ultima tua uscita, ad effetto senz'altro, sulle liste civiche, a cui daresti il "bollino di qualità", purchè non abbiano "censurati" o gente con tessere di partito, accumunando delinquenti con altri che dell'impegno politico-sociale ne hanno fatto una ragione di vita.

Non era necessario, non era necessario arrivare a tanto, passi per le critiche generalizzate e generiche a tutti i politici (ma possibile che non ci siano delle eccezioni? Non so se te lo sei chiesto) ma questa delle tessere è come aver sparato nel mucchio, non importa quante e quali vittime.

Ebbene caro Grillo non era necessario  perchè non credo che ti avremmo chiesto di far parte delle tue liste abbiamo le nostre che con molta difficoltà, non riuscino a riempire, perchè contrariamente a quel che credi, certi partiti applicano dei filtri ben più stretti di quelli che tu enunci, basandosi non solo sul fatto che siano incensurati, ma anche sulla moralità e sull'impegno dimostrato.

Certo, malgrado ciò, capita che qualche volta tradiscano la fiducia data, ed è per ciò che se permettti ti do un consiglio di controllare veramente bene, controllare queste liste civiche e sappi che saresti il primo responsabile, nel caso che divenissero delle "lavanderie" dove pur se "incensurati" potrebbero venirsi a "riverginare" squallidi personaggi, come purtroppo la storia di molte "liste civiche" e non, insegna.

Questa lettera vorrei spedire a Grillo. anzi spero che altri lo facciano, per chiarire questi concetti, meglio di quanto abbia saputo fare io.

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sabato, 15 settembre 2007
Sondaggio parlamentare sull’iniziativa di legge popolare “Parlamento Pulito”

di Beppe Grillo (26/7/2007)

(la versione integrale di 50 pagine è scaricabile qui: http://151.1. 253.2/immagini/ Sondaggio_ parlamentare. pdf)

Molti parlamentari non si sono limitati a rispondere alle domande con un sì o con un no, ma hanno argomentato il loro voto.

(...)
Grillo - E' d'accordo che un cittadino italiano non possa candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo o secondo grado e in attesa di giudizio finale?

Diliberto - Concordo senz'altro.

Licandro - Sono assolutamente d'accordo. Purtroppo in Italia si usa a sproposito la costituzione e il garantismo (quest'ultimo per altro in una versione assai pelosa come ci hanno abituati il capo della destra e i suoi sodali), ma non c'è dubbio che in Parlamento non dovrebbe accedere nessuno che abbia commesso reati gravi o contro la pubblica amministrazione o la giustizia, peggio ancora se di mafia.

Mi permetto appena di ricordare che presentai all'inizio di legislatura un emendamento che introduceva un analogo filtro per la nomina dei componenti della commissione d'inchiesta antimafia. Il verdetto della Camera fu piuttosto desolante: su 630 a favore hanno votato soltanto in 21 di cui 16 dei comunisti italiani.



Grillo - E' d'accordo nel limitare l'eleggibilità al Parlamento a due legislature?

Diliberto - Il nostro Partito già utilizza questa regola, quindi sono daccordo ...da ieri!

Licandro - Sì. E la mia non è una risposta farisaica, perché quella del limite delle due legislature è una precisa, esplicita previsione del nostro partito. La ratio è semplice: evitare incrostazioni, favorire ricambi, perché la rotazione nelle cariche è essenziale per il funzionamento democratico di qualunque organismo.



Grillo - E' d'accordo nel ripristinare la preferenza diretta per l'elezione dei parlamentari?

Diliberto - Si, ma anche accompagnata da una legge elettorale molto diversa da questa.

Licandro - No. Per tante ragioni e ne elenco qui qualcuna, partendo dalla osservazione che la preferenza per l'elezione dei parlamentari non esiste negli altri paesi europei. E forse non casualmente. La preferenza infatti 1) non garantisce affatto l'accesso a chi, privo di una conoscenza diffusa, potrebbe dare un contributo serio e alto alla direzione politica del paese; mentre va bene per le elezioni dei livelli  inferiori; 2) mette in posizione di vantaggio chi gode territorialmente di una diffusa conoscenza per ragioni che non attengono al merito e al valore; 3) mette in posizione di indiscutibile vantaggio chi ha disponibilità economiche sufficienti per affrontare i costi delle campagne elettorali, producendo di fatto un notabilato della politica; 4) è un elemento di inquinamento profondo e pericoloso soprattutto nel Sud e per questo ne parlo alla fine come meridionale.

L'infiltrazione mafiosa di uomini organici o contigui è il rischio costante e subdolo a cui è esposta quotidianamente la politica e i partiti e la preferenza ne costituisce lo strumento principe. E' sufficiente osservare qualche campagna elettorale per rendersene conto e finché i partiti saranno così deboli nella selezione del loro personale e delle candidature, anche l'esclusione delle preferenze rappresenta uno di quei filtri di cui abbiamo parlato poco sopra. Se dinanzi alle liste bloccate poi c'è chi candida esponenti sotto processo per gravi reati di mafia, beh, il quadro non cambia ma nessuno può dire che non sapeva chi fosse, che si trattava di uno sconosciuto.

Insomma più grande diventa la responsabilità dei partiti e più intransigente deve essere la scelta degli elettori. E infine una constatazione personale: alle ultime politiche in Sicilia si è fatta campagna elettorale libera, sui contenuti, sui programmi, non si sono coperte le città con quegli insopportabili faccioni ridenti e ammiccanti, non è utile anche questo?

Questo avveniva a luglio quindi precedentemente al V-DAY.

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mercoledì, 12 settembre 2007











AGGIORNAMENTO











Welfare: il no della Fiom



















Palermi: «Segno dirompente in favore dei lavoratori»




(11.9.07) - I membri del comitato centrale Fiom hanno approvato, con 125 voti su 159 votanti, il documento presentato dal segretario generale Gianni Rinaldini, che proponeva di «non approvare» l'accordo firmato a luglio da Cgil, Cisl e Uil sul welfare




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sabato, 08 settembre 2007

Iscriviti al Vaffanculo Day








V-DAY ANCHE PER I POLITICI REGIONALI E  PROVINCIALI.








V-DAY PER SINDACI E PRESIDENTI VARI.








UN "VAFFANCULO" A CHI VUOI TU!




Aggiornamento:




Il giorno dopo




Raccolte 300.000 firme


Piazza Maggiore, Bologna, otto settembre 2007












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venerdì, 07 settembre 2007

IL CRONISTA E’ SOLO

Il caso Lirio Abbate




di Marco Travaglio

Lirio Abbate è l’unico giornalista che un anno fa ha raccontato da testimone oculare la cattura di Provenzano. Ma non è per questo, non è per aver parlato di pizzini, cicorie, ricotte e pannoloni, che è minacciato. È perché ha scritto un libro sui complici politici e istituzionali della mafia. Anche su quelli che mai indagati, anche su quelli assolti, perché i complici della mafia non sono soltanto i condannati per mafia: sono anche quelli che coi mafiosi ci vanno a pranzo, a cena, ai matrimoni, ai funerali, ai battesimi. Quelli di cui tutta Palermo conosce le frequentazioni, i bacini elettorali, le amicizie pericolose con la “borghesia mafiosa”, ma che riescono sempre a non cadere nella strettissima tagliola del codice penale. Hanno rapporti con la mafia, ma non infrangono le leggi, o almeno non si fanno scoprire. Con un discorso pasoliniano, Lirio l’ha detto l’altro giorno a Repubblica: “Io so, noi sappiamo chi sono i mafiosi e gli amici dei mafiosi o i loro protettori. Non ho, non abbiamo bisogno di attendere una sentenza o la parola della Cassazione o un’inchiesta giudiziaria perché, prima della responsabilità penale, c’è una responsabilità sociale e politica accertabile. Non sono una testa calda, non sono un estremista, sono un cronista che racconta i fatti”. Se a casa dei fratelli Musotto soggiornavano fior di boss latitanti, il fatto che uno dei due fratelli sia stato condannato e l’altro (Ciccio, presidente forzista della Provincia di Palermo) assolto, cambia poco: uno nella cui casa gironzolavano dei capimafia non dovrebbe ricoprire cariche pubbliche. Lo stesso vale per i rapporti documentati con mafiosi di Andreotti (colpevole, ma prescritto, fino al 1980), di Cuffaro (ancora imputato, ma comunque poco selettivo negli amici che è solito baciare), di Dell’Utri (condannato in primo grado) o dell’onorevole ds Crisafulli (assolto, ma filmato dalle telecamere dei Carabinieri mentre baciava e abbracciava il boss di Enna, Bevilacqua). E così via. Ora, è senz’altro encomiabile che il capo dello Stato solidarizzi con Lirio.Che politici di (quasi) tutti i partiti rilascino dichiarazioni di vicinanza. Che (quasi) tutte le autorità politiche, militari, religiose e giornalistiche, si muovano in sua difesa. Ma forse la questione è un po’ più complicata di quelle che si risolvono con i comunicati. Perché Abbate, fra le centinaia di giornalisti siciliani, è nel mirino d Cosa Nostra? Perché ha fatto quello che pochi fanno: i nomi e i cognomi. Se tutti i giornalisti, i politici, le autorità facessero ogni giorno i nomi e i cognomi degli amici degli amici, la mafia dovrebbe minacciarli tutti, e sarebbero troppi anche per un’organizzazione capillare come Cosa Nostra. Il fatto che si minacci solo lui perché fa il suo dovere, è un atto d’accusa indiretto nei confronti dei tanti (troppi) che non lo fanno. Dire che solo Lirio, a Palermo, lo fa sarebbe assurdo e ingeneroso verso altri giornalisti e intellettuali e politici che non hanno mai tirato indietro la gamba, e la penna. Ma da quando Lirio è sotto scorta, tutti dovremmo farci un esame di coscienza. Quante volte si parla di Cuffaro con simpatia, in veste di baciator cortese o di pellegrino a Santiago de Compostela, senza ricordare i suoi accertati rapporti con mafiosi? Quante volte, per pigrizia mentale, si parla della ”assoluzione di Andreotti”, così educato e raffinato, senza ricordare che incontrava a tu per tu boss sanguinari come Bontate e Badalamenti? Quante volte si intervista Dell’Utri in veste di politologo, o di bibliofilo, senza ricordare che ­ condanne a parte ­ ha frequentato sicuramente mafiosi per anni e anni, magari rifugiandosi dietro il comodo alibi che “poi la giustizia farà il suo corso”? Il 23 maggio, commemorando Falcone e Borsellino all’insegna della “legalità”, il ministro Amato fu interrotto da uno studente che gli chiedeva conto dei 25 pregiudicati in Parlamento, due dei quali in commissione Antimafia: anziché promettere di cacciarli al più presto, Amato se la prese con lo studente dandogli del “piccolo capo populista”. Il 19 luglio la commissione Antimafia s’è recata a Palermo per “audire” il pool antimafia, e tra i commissari girava un bigliettino con scritto “niente domande su mafia e politica”. Ecco: dopo aver manifestato a favore di Lirio, sarebbe bello se i giornalisti cominciassero ogni giorno a ricordare queste cose nei loro articoli, e i partiti a mettere alla porta i loro esponenti amici dei mafiosi. Così, quando solidarizzeranno con Lirio, appariranno un tantino più credibili. E Lirio si sentirà un po’ meno solo.

da l'Unità

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categoria:politica, mafia, informazione
venerdì, 07 settembre 2007

SICILIA, UN’ OPPOSIZIONE ASIMMETRICA


C’è nella politica siciliana attuale una stranezza di comportamento cui pochi fanno caso. Certo, di stranezze ormai è pieno il mondo della politica e tutti gli altri che vi girano intorno. Tuttavia, nel caso che andiamo ad illustrare ci sembra che vi sia qualcosa di fortemente anomalo, perfino di asimmetrico, rispetto al sistema di relazioni di relazioni fra partiti vigente a livello nazionale.



Intendo riferirmi al fatto che mentre a Roma il centrodestra continua a sabotare l’attività del Parlamento per poi reclamare, un giorno sì e l’altro pure, la cacciata del governo Prodi e nuove elezioni, in Sicilia, invece, il centro sinistra esercita la sua opposizione in uno stile molto soft che non lascia segno e non determina conseguenze apprezzabili nei confronti di un centro-destra arrogante quanto inconcludente.



Per altro, c’è da rilevare che mentre Prodi è impegnato in uno sforzo poderoso di risanamento delle finanze pubbliche e di rilancio dell’economia, il governo Cuffaro è tutto proteso a dare continuità a politiche clientelari già fallacemente sperimentate nel precedente quinquennio.



A ruoli invertiti, il centro sinistra siciliano concede un abbuono, un credito immeritato ad un centro-destra come quello siciliano che costituisce, insieme a quelli lombardo e veneto, la punta più insidiosa di un tridente col quale si tenta di assestare un colpo decisivo al governo Prodi.



Tutto ciò non si capisce, quasi ci trovassimo nel reame di Tonga. Isola incantevole per carità, però governata da un re dispotico e capriccioso che mal sopporta la pur minima critica alla sua roboante maestà.



Per fortuna, siamo in Sicilia e ancora si possono censurare i governanti.



Di scioglimento dell’Ars manco a parlarne. Qui non si usa; non si è mai verificato.

Trattasi, infatti, di una sorta di eretica utopia divenuta una prerogativa- di fatto- attribuita al presidente della Regione che la brandisce come una clava sopra la testa dei deputati recalcitranti, di maggioranza e di opposizione.



Ma non è lo scioglimento dell’Ars che, oggi, si chiede quanto un ripristino di condizioni politiche e parlamentari coerenti con i ruoli assegnati dall’elettorato, per avviare una corretta dialettica fra maggioranza e opposizione. Insomma, una trasparente normalità democratica da molti richiesta anche per rilanciare l’attività legislativa e ispettiva che all’Assemblea lasciano molto a desiderare.



E- si sa- in una democrazia, il controllo parlamentare (o consiliare) degli atti di governo, a tutti i livelli istituzionali e amministrativi, non è solo una faccenda procedurale ma -prima di tutto- una questione di principio costituzionale e di sostanza politica. Poiché, comunque la si gira, un potere senza controllo non è democratico.

In Sicilia, la tendenza ( o la tentazione) a sottrarsi ai rari controlli esistenti è forte e diffusa e si riscontra anche a livello degli enti locali dove al potere quasi autarchico di sindaci e presidenti di provincia non corrispondono penetranti azioni ispettive da parte dei consigli.



In presenza di tali carenze, l’opposizione dovrebbe centuplicare gli sforzi (informandone debitamente i cittadini) per sviluppare un’azione rigorosa e mobilitante degli interessi discriminati e di tutte le forze disponibili a battersi per un’ipotesi di governo alternativo.



Invece, nulla o quasi. O forse si pensa di risolvere il problema affidando all’on. Rita Borsellino il ruolo di portavoce della protesta sociale riservando per se stessi quello di mediare?



Se questo si pensa credo che siamo di fronte ad una furbizia dalle gambe corte che potrebbe tradursi in un grave errore politico e di calcolo elettorale.



Nessuno reclama il muro contro muro, come, irresponsabilmente, fanno i capi della CdL a Roma, ma ci si aspetta almeno una convincente azione di contrasto delle scelte più sconsiderate della giunta regionale.



Insomma, la gente vorrebbe vedere emergere più distintamente il ruolo e l’utilità di un’opposizione che va oltre il comunicato-stampa e articoli la sua iniziativa di denuncia e di mobilitazione sul territorio e nella società.



Una richiesta più che legittima rivolta a tutte le forze del centro-sinistra siciliano in questa fase impegnate in uno sforzo di ri-aggregazione e di verifica degli obiettivi strategici, attraverso la creazione del Partito democratico e della Sinistra europea.



Anche qui, credo che interessi poco sapere quanti posti in direzione conquisteranno gli uni e gli altri, gli iscritti e gli elettori vogliono capire se e come le nuove formazioni politiche intendono affrontare la “questione Sicilia” che rimane una grande questione nazionale insoluta.



Per altro, in questi giorni, caratterizzati da un caldo torrido e da feste dispendiose, si stanno addensando sulla Regione (ma anche sull’Ars) problemi enormi che vanno dai rigassificatori agli inceneritori, dalle ricerche petrolifere in val di Noto all’emergenza rifiuti e idrica in diverse province, dal risanamento dei conti della sanità all’aumento vertiginoso dei ticket, alla mancata dotazione finanziaria per le proposte di legge in cantiere, ecc.



Un quadro davvero allarmante che provoca pesanti ricadute sulle già difficili condizioni delle famiglie e dei ceti meno abbienti. La gente negli ospedali, nelle farmacie o in fila nelle fontanelle per riempire un bidone d’acqua è esasperata e non sa più a quale santo rivolgersi.



Eppur…nulla si muove. Ne nel governo ne nell’opposizione. Parliamoci chiaro, così la situazione non può continuare. Pena la disaffezione dalla politica e dall’impegno civile.

In Sicilia siamo giunti al limite del degrado politico e istituzionale, ad un punto molto critico quando anche le idee più abiette potrebbero diventare buone e travolgere quanto resta di questo simulacro di Autonomia.



Agostino Spataro



* pubblicato in “La Repubblica” del 27 giugno 2007

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giovedì, 06 settembre 2007
No alla costruzione di inceneritori

 

a  Bellolampo  Casteltermini  Augusta  Paternò


NO al PIANO REGIONALE SICILIANO dei RIFIUTI del GOVERNO CUFFARO

 

Bruciare i rifiuti è il modo più inquinante e costoso per affrontare il problema del loro smaltimento poiché trasforma la comune immondizia riciclabile (anche quella non tossica) in ceneri e gas mortali, usando più energia di quella prodotta.


Gli inceneritori immettono nell’aria che respiriamo e disperdono nel suolo sostanze velenose (diossine, furani, metalli pesanti, nanopolveri, ecc.) che entrano nella catena alimentare fino ad arrivare all’uomo causando tumori e malformazioni genetiche.

 

Gli inceneritori hanno costi altissimi di costruzione e gestione che ricadono sulla popolazione attraverso:

§         l’aumento esponenziale della TARSU, già incrementata in Sicilia tra il 75% e il 150%;

§         il contributo-truffa CIP 6 sulla bolletta ENEL, che sovvenziona il nostro avvelenamento piuttosto che incentivare l’utilizzo delle fonti rinnovabili (sole, vento).

 

Gli inceneritori hanno necessità di funzionare a pieno regime 24 ore su 24. Quelli previsti nel Piano sono progettati per bruciare molta più immondizia di quella prodotta in Sicilia, quindi verrebbero riversati nell’isola i rifiuti di gran parte dell’Italia e del bacino mediterraneo.

 

A CHI GIOVEREBBE QUESTO FOLLE PIANO ATTUATO CON SOLDI ESTORTI AI CITTADINI, CHE POI NE SAREBBERO LE VITTIME?

 

 

Per legittima difesa GRIDIAMO

NO AL PROFITTO DI POCHI AFFARISTI PAGATO DALLA SALUTE DI TANTI !!!

Appalti e gestioni private miliardarie di impianti chedevastano in modo permanente il territorio con ogni sua forma di vita, avvelenano le falde acquifere, depredano e uccidono le persone dei centri abitati che gravitano nelle aree interessate.




A INIZIATIVE SANE E PULITE CHE TUTELANO LA SALUTE E L’AMBIENTE

Attività che creano migliaia di posti di lavoro stabile e duraturo attraverso sensati piani di raccolta differenziata porta a porta e riciclaggio con trattamento meccanico-biologico (come già oggi accade con operazioni esemplari in diverse realtà nazionali).




DIFENDIAMO LA VITA NOSTRA E DEI NOSTRI FIGLI

contro il piano illegale che viola le direttive nazionali, europee e il protocollo di Kyoto

 

 

GIORNATA NAZIONALE DI MOBILITAZIONE CONTRO GLI INCENERITORI

 

MANIFESTAZIONE REGIONALE

22 settembre 2007 ore 15.00

Concentramento a P.zza S. Cristina –Borgo Nuovo - Palermo

 

Presidio - Conferenza stampa ore 11 a Piazza Indipendenza - Palermo

 

Mobilitiamoci contro gli inceneritori prima che l’imminente conferenza dei servizi ne autorizzi la costruzione!

 

COORDINAMENTO REGIONALE CONTRO GLI INCENERITORI


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