domenica, 29 luglio 2007

La mia Arcangelica ha fatto un bel post sui pinguini e le loro abitudini.Diapositiva1


Loro sono al fresco, strofinano la loro pennuta coda sul ghiaccio e possono tuffarsi nelle gelide acque, mentre altri "pennuti", quelli che si sono inpiguiniti, 


Erano tutti "gente perbene", praticavano il "Vasa-vasa" con tutti (anche con i peggiori nemici).


Potevano permettersi vacanze e crociere, ma avevano atrofizzato le loro ali e non riuscivano a staccarsi da terra.


Diapositiva5 "indossavano classici completi da pinguino e governavano. Non erano sempre saggi e non erano sempre amati".


Infatti, io odio i pinguini, preferisco volare, guardare dall'alto quest'esseri che per i loro interessi personali, sono falsi ed incapaci di solidarietà sociale.


3desertoPreferisco non avere ricchezze "indecenti", e non avere guinzagli.


Che caldo!



P.S. Il "vasa-vasa" è una moda nazionale, più accentuata nel Sud, inventata dai politici ed imitata dai pinguini ed aspiranti tali.

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categoria:politica, satira, società
giovedì, 26 luglio 2007

Il PDCI


accanto ai braccianti agricoli


 


26 luglio 2007.


Si è svolta presso la sede del PDCI di Adrano un’assemblea dei Braccianti Agricoli che attendono dall’INPS la corresponsione delle indennità di disoccupazione.


Nel corso dell’incontro il Segretario Provinciale del PDCI, Salvo Cannata, ed il Consigliere Provinciale, Giovanni Caruso, hanno illustrato quali azioni legali intendono intraprendere per tutelare i diritti dei Braccianti Agricoli.


Cannata ha infatti spiegato che, da fonti della Procura della Repubblica di Catania, si è appreso che, da parte dell’autorità giudiziaria, non è mai stato disposto alcun blocco delle indennità di disoccupazione maturate. Tale azione è quindi da attribuire ad una decisione autonoma, assunta dall’Ufficio INPS di Catania.


Pertanto, ritenendo illegittima tale disposizione, la direzione del Partito dei Comunisti Italiani ha dato ai propri legali il mandato di promuovere ogni azione legale, nei confronti dell’Ufficio INPS e dei suoi Dirigenti, volta a tutelare il giusto diritto maturato dai Braccianti Agricoli.


Analoghe assemblee saranno organizzate in altri Comuni dove è sentito lo stesso problema.

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domenica, 22 luglio 2007

Ricevo da Luigi Solarino







Augusta, indagati il sindaco Carrubba e il vice Perrotta. Ipotizzati i reati di tentata concussione e tentativo di avvelenamento delle acque







Il sindaco del Comune di Augusta, Massimo Carrubba ed il vice sindaco (già assessore all'Ambiente), avvocato Nunzio Perrotta, sono indagati per gravissimi reati commessi contro la pubblica amministrazione e contro la salute pubblica.



I reati contestati sono quelli di tentata concussione e di tentativo di avvelenamento doloso di acque destinate all'alimentazione.



L'indagine della Procura riguarda altri soggetti politici ed imprenditori operanti a livello nazionale e locale.



La vicenda riguarda la realizzazione della cosiddetta Piattaforma Polifunzionale Oikoten nell'ambito del cosiddetto Parco del Mulinello del Comune di Augusta.



La Piattaforma Polifunzionale consiste in un sistema integrato di smaltimento di rifiuti costituito da discariche e da un termovalorizzatore. Sembrerebbe che gli elaborati progettuali relativi alla realizzazione della piattaforma polifunzionale descrivano falsamente lo stato dei luoghi nascondendo, in particolare, l'esistenza di una falda acquifera di approvvigionamento di acqua potabile per i cittadini.
La presenza della falda acquifera sarebbe stata perfettamente nota ai competenti funzionari e politici del Comune che tuttavia hanno operato facendo finta di nulla. In particolare, gli indagati avrebbero finto di ostacolare l'insediamento della piattaforma polifunzionale con atti amministrativi e con ricorsi giudiziari nel corso dei quali si sono ben guardati dal sollevare un problema gravissimo per la salute dei cittadini: la presenza della falda di acqua potabile al di sotto della piattaforma polifunzionale. La presenza della falda era stata più volte segnalata dall'ufficio di ecologia della Provincia regionale e da quello del Comune di Augusta.



Per tutta risposta, però, il sindaco Carrubba invece di premiare la solerzia del dirigente Roberto Passanisi avrebbe dapprima revocato l'incarico al funzionario e a sua moglie e, successivamente, soppresso del tutto l'ufficio di ecologia richiamando a sé le relative funzioni.







Tratto da La Sicilia edizione di Siracusa del 21 luglio 2007 (a firma di PINO GUASTELLA)


AGGIORNAMENTO:



Inquinamento. Rita Borsellino: “Inchiesta Procura avvalora nostre denunce. Prodi revochi poteri di commissario per il traffico al sindaco Cammarata”



 

Palermo, 23 luglio 2007. “L’apertura di un’inchiesta sulla pericolosità dei livelli di inquinamento a Palermo avvalora le denunce fatte in questi anni dall’Unione”. Lo dice Rita Borsellino commentando l’iscrizione nel registro degli indagati del sindaco Cammarata e degli assessori all’Ambiente del Comune che si sono avvicendati dal 2001 ad oggi.  “C’è da sperare – aggiunge Borsellino – che l’avvio di questo procedimento, rafforzi l’attenzione anche sugli altri rischi inquinamento in agguato a Palermo, primo fra tutti, quello legato alla realizzazione dell’inceneritore di Bellolampo”.

Rita Borsellino, infine, chiede a Prodi “di revocare i poteri di commissario straordinario per il traffico al sindaco Cammarata”.

 


 


Ufficio stampa

Gioia Sgarlata




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categoria:informazione, rifiuti ed ambiente
giovedì, 19 luglio 2007
il manifesto, 18/7/2007

Ci fu un patto con Cosa nostra Paolo ucciso perché contrario


Salvatore Borsellino: dopo Capaci mio fratello entrò in contrasto con i servizi



Alfredo Pecoraro



Palermo


«Mio fratello è stato ucciso dai servizi segreti. Da lì è partito l'ordine. Lo hanno fatto saltare in aria in via D'Amelio quando hanno capito che Paolo era diventato un pericolo per quella parte dello stato che aveva deciso di trattare con Cosa nostra. Lui era contrario, per questo l'hanno eliminato». Salvatore Borsellino è convinto della sua verità. La urla con forza, senza remore. «Dopo la strage Falcone, lo stato era in ginocchio e a Paolo fu chiesto di partecipare alla trattativa con Cosa nostra. Ma era chiaro da che parte stava. E quando capirono che poteva rivelare quegli accordi segreti, fu dato l'ordine di uccidere».

Ha le prove?

Erano nell'agenda rossa che Paolo portava sempre con sé e che è sparita. Ma nei piani alti c'è chi conosce la verità.

Si riferisce a Nicola Mancino, destinatario della sua lettera aperta con la quale lo invita a raccontare il contenuto del colloquio che ha avuto con suo fratello Paolo 48 ore prima della strage?

Gli ho chiesto di rendere pubblici i contenuti di quell'incontro, ma continua a sostenere che non c'è mai stato. Ma Paolo l'aveva annotato nell'agenda grigia, e quella non è andata perduta. Mi dispiace che Mancino abbia risposto in perfetto stile democristiano. Ma lui sa qual è la verità.

Perché è così sicuro della sua ricostruzione?

Perché dopo avere ucciso Giovanni Falcone, Cosa nostra non avrebbe avuto alcun interesse a proseguire l'azione militare. Aveva già assestato un duro colpo allo stato ed era il momento di scendere a patti. Uccidere un altro magistrato avrebbe accesso ancora di più, come è poi successo, le coscienze della parte sana delle istituzioni.

Invece?

Paolo non scese a compromessi e non poteva farlo nel nome del suo amico Giovanni. Sapevano che quel rifiuto era pesante. Che Paolo avrebbe svelato quella scellerata trattativa nel momento opportuno, come aveva fatto in tante altre occasioni.

E la mafia che ruolo ha avuto?

Ha eseguito l'ordine giunto dall'alto.

Il ruolo che potrebbero avere avuto i servizi segreti fa parte dell'inchiesta che la procura di Caltanissetta sta portando avanti sui mandati occulti della strage?

Certo, è strano che la notizia dell'indagine sia uscita il giorno dopo la mia lettera aperta. Quando l'ho saputo è stata come una fulminazione divina. Un regalo che ha voluto fare mio fratello Paolo.

Ha fiducia nei magistrati di Caltanissetta?

Il problema è che l'indagine, se fatta bene, porterà inevitabilmente ai piani alti. E non credo che lo permetteranno. Se mi guardo indietro vedo nero: troppo forte l'apparato contro cui ci si deve scontrare. Ma ci voglio credere, altrimenti non mi resta nulla.

Confida sul fatto che ci sia in carica un governo di centrosinistra, con molti esponenti impegnati nell'antimafia?

Lasciamo perdere. Io sono un uomo di sinistra, ho votato per l'Unione ma, purtroppo, questo governo è peggio di quello precedente.

Si è fatto vivo qualcuno delle istituzioni o della politica dopo la sua lettera aperta?

No, ma ho avuto la solidarietà della famiglia di mio fratello.

E sua sorella Rita?

Abbiamo la stessa idea, lei però è entrata in politica e usa un linguaggio diverso, troppo politico appunto. Io sono libero e dico tutto quello che penso, a volte anche in modo troppo schietto.

Sarà a Palermo per il 15esimo anniversario?

Ho lasciato Palermo 35 anni fa, e non ci tornerò più. Non riesco nemmeno a immaginare di stare accanto a politici che quindici anni fa piansero lacrime di coccodrillo e oggi commemorano Paolo. Rimarrò a Milano per stare accanto alla gente comune.



In questa intervista di ieri, di Salvatore Borsellino riconferma quanto scritto in una lunga lettera aperta, pubblicata qualche giorno fà, e postato da: almostblue58  e da: floreana, dove troverete anche il ricordo di quel giorno di Rita Borsellino.


A voi i commenti
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categoria:politica, mafia, informazione
mercoledì, 18 luglio 2007

Lettera aperta di un "piccolo populista" al Ministro degli Interni, Giuliano Amato


di Francesco Cipriano




“Stiamo lentamente cadendo nel silenzio, di mafia non si parla più. E sarò pure populista, giustizialista, eccessivo, ma vi ritengo responsabili. State facendo perdere ai giovani, ai siciliani, la voglia di lottare. Vediamo governi succedersi, ma nulla che cambia. Cambia tutto per non cambiare niente. Vediamo fuorilegge che fanno leggi, imputati per mafia che dicono che la mafia fa schifo…”

Francesco Cipriano


Caro ministro,

non so se si ricorda di me: sono il ragazzo a cui ha dato del <­<­piccolo capo populista>> il 23 maggio a Palermo. Vorrei poter commentare ora la sua risposta e parlare di cosa significa crescere e vivere in Sicilia oggigiorno.

La prima domanda che le è stata rivolta al dibattito all’interno dell’aula bunker riguardava gli indagati all’interno del parlamento, e il motivo per il quale non venissero cacciati. Lei, da giurista quale è, ha risposto giustamente che in Italia si è ritenuti innocenti fino al terzo grado di giudizio. Sarebbe stato però più corretto ricordare a quei ragazzi che effettivamente in parlamento siedono venticinque condannati in via definitiva, quindi giudicati dalla legge colpevoli. Ed è proprio per questo che ho preso la parola, ricordandole anche che in Sicilia abbiamo un presidente della regione rinviato a giudizio per rivelazioni di segreti d’ufficio e favoreggiamento alla mafia, oltre che diversi indagati per mafia tra assessori e deputati regionali, forse un po’ troppi per una regione che avrebbe bisogno di esempi di legalità. Ho quindi accennato ai famosi <­<­venticinque>>, dicendo che trovavo vergognoso che dei criminali facciano le leggi.

Lei aveva criticato il fatto che noi giovani attingiamo a internet per avere notizie, quando invece dovremmo ricordarci di leggere libri e giornali. Mai parole furono più sagge. Peccato che spesso, molto spesso, su libri e giornali (per non parlare della televisione…) non troviamo certe informazioni. Il fatto che siamo costretti ad usare internet per avere notizie dovrebbe farla preoccupare, signor ministro. Così come si dovrebbe preoccupare che molte notizie ci vengono fornite da un comico come Beppe Grillo, e non da stampa o televisione. Però effettivamente qualcosa si potrebbe fare: perché non scrivere nella Gazzetta Ufficiale, in fondo alla pagina, un’avvertenza? Un asterisco e la scritta: <­<­Attenzione: queste leggi sono fatte da fuorilegge>>. Almeno i cittadini saranno informati preventivamente.

Dopo il mio intervento ho aspettato la sua risposta, che mi ha divertito sia nei contenuti che nella forma. Mi ha dato del <­<­piccolo capo populista>>: ho sempre pensato che il politico che non sa rispondere dà del populista al suo interlocutore per denigrarlo. <­<­Populismo>> è una parola talmente vaga che sarebbe difficile rintracciarne il significato. Però, se lei per populismo intendeva la tendenza a demonizzare le élite ed esaltare il popolo, forse allora sono populista (la sfido a non esserlo in una terra in cui i privilegi sono per pochi, le <­<­élite>>, mentre il <­<­popolo>> deve torcere la schiena per vivere onestamente). Se poi per populismo intende il parlare liberamente davanti ad un ministro della Repubblica, allora sì, sono volentieri un piccolo capo populista.

Lei ha poi fatto un distinguo tra i reati, affermando che ci sono reati che, una volta scontata la pena, non impedirebbero a un parlamentare di continuare il suo mandato, dicendo che se non avessi fatto questa distinzione sarei stato un <­<­giustizialista ingiusto>>. Innanzitutto i parlamentari godono di ampie garanzie, e quindi di solito la pena non la scontano neanche. E poi quali sarebbero questi reati minori?Perché se non ricordo male, le condanne dei parlamentari sono abbastanza pesanti: non le elenco, sono troppe, però può informarsi andando sul blog di Grillo o sfogliando qualche libro di Travaglio (il quale ricorda che questi <­<­onorevoli>> già non possono far parte dei consigli circoscrizionali, comunali, provinciali e regionali). La cosa buffa è che mentre faceva queste affermazioni lei sedeva proprio sul banco su cui è scritto: <­<­La legge è uguale per tutti>>. Pensavo allora a quei disgraziati che per sfamare la famiglia sono costretti a rubare, e dopo aver giustamente scontato la pena, non riescono a trovare un lavoro onesto. E’ populista o ingiusto dire che chi si fa la galera spesso è il ladro di galline e non il colletto bianco? Sarebbe altrettanto ingiusto dire che non accetteremo le leggi scritte da questo parlamento fino a quando non sarà finalmente <­<­pulito>>? Non vorrei però essere accusato, oltre che di populismo, anche di anarchia, signor ministro.

Lei mi ha invitato ad usare la mia passione per una battaglia democratica e non populista. E’ proprio quello che sto cercando di fare: vorrei vivere in una democrazia senza dei criminali che mi rappresentino. Lei mi ha invitato ad usare la ragione: faccio del mio meglio, ma proprio non riesco a concepire come si possa avere un parlamento con dei fuorilegge.

Provi ad usare la ragione e a trovare qualcosa di razionale in questa frase: <­<­Per entrare nel corpo dei carabinieri, cioè quel corpo che fa rispettare le leggi, non si possono avere precedenti penali né familiari mafiosi. Per entrare in parlamento, cioè in quell’istituzione che fa le leggi, si possono benissimo avere precedenti penali, essere indagati, condannati e – pensi un po’ – se si è indagati o imputati per mafia o pregiudicati per corruzione si può anche far parte della commissione Antimafia>>. Mi chiedo perché non vengono presi provvedimenti: Sciascia diceva che lo Stato non può processare se stesso. Questa è la ragione.


Lei mi ha accusato di fare del populismo isolano. Parliamone di questa isola, la Sicilia.

Amo profondamente questa terra, ma credo che non sia accettabile che un giovane della mia età sia costretto a porsi il dilemma se scegliere tra la propria terra o il proprio futuro.

Ho sempre pensato che se la mafia è così potente, se ha campo libero, è perché lo stato è assente.

Se abbiamo scuole che cadono a pezzi, se non riuscite a diminuire la dispersione scolastica, dove credete che finirà il ragazzino che a scuola non ci va più e cresce in mezzo alla strada?

La mafia, signor ministro, non si combatte solo sul piano militare, ma anche sul piano politico.

Non capisco come mai continuo a vedere giovani che sono costretti ad andare al Nord per lavorare; mi spieghi perché per avere una buona istruzione sono costretto ad andare in giro per l’Italia e non posso restare nella mia terra; mi spieghi perché un ragazzo della mia età per avere un lavoro deve torcersi la schiena dieci ore al giorno senza una pausa pranzo ed essere pagato una miseria: poi vi chiedete perché un ragazzino si mette a spacciare! Mi spieghi come è possibile che una madre che deve mantenere una famiglia lavora in un centro commerciale nove ore al giorno, sette giorni a settimana, per novanta centesimi l’ora: poi vi chiedete come mai una persona vende il voto alle elezioni; mi spieghi perché un giovane per lavorare in un centro commerciale deve firmare prima le dimissioni in bianco, e quando poi vuole svolgere attività sindacale viene minacciato, inseguito la notte e poi licenziato; mi spieghi perché ad un mio amico che deve subire un’operazione i medici hanno consigliato di recarsi a Milano o Bologna, ma non in Sicilia! Mi spieghi perché mia madre deve aver paura di uscire perché proprio due settimane fa un uomo davanti a casa nostra ha cercato di uccidere un nostro vicino con un coltello da macellaio di trenta centimetri ed è finito in coma perché gli hanno sbattuto la testa contro il muro e per terra, il tutto davanti a  dei bambini; mi spieghi perché è possibile che l’80 per cento dei commercianti palermitani è costretto a pagare il pizzo; mi spieghi perché il quartiere Zen a Palermo, così come tanti altri quartieri, è abbandonato a se stesso, non c’è allaccio fognario, non c’è alternativa per i giovani, non c’è lo Stato!

Mi spieghi perché lo Stato, lo stesso in cui credevano Falcone, Borsellino e tutti gli altri, li ha abbandonati, e ora sembra abbandonare noi.


Lei mi ha suggerito di rivolgermi alle istituzioni locali. Ma come faccio a parlare di antimafia con un imputato per mafia? Come faccio a convincere i sindaci a impegnarsi nella lotta alla mafia se continuamente i consigli comunali vengono sciolti per infiltrazione mafiosa?

Vivere ogni giorno in questa meravigliosa isola che viene ripetutamente stuprata e ignorata lascia qualcosa dentro. Stiamo lentamente ricadendo nel silenzio, di mafia non si parla più. E sarò pure populista, giustizialista, eccessivo, ma vi ritengo responsabili. State facendo perdere ai giovani, ai siciliani, la voglia di lottare. Vediamo governi succedersi, paroloni, promesse, ma nulla che cambia. Cambia tutto per poi non cambiare nulla. Vediamo fuorilegge che fanno leggi, imputati per mafia che dicono che la mafia fa schifo. Molti giovani non prendono coscienza e sono condannati a vivere in ginocchio, e riconosceranno un solo Stato: la mafia.

Qui ha ormai preso il vostro posto, perché è la mafia che dà il pane, non lo Stato; è la mafia che ti trova il lavoro, non lo Stato. Di questi ragionamenti ne sento a centinaia e le persone ci credono. E coloro che cercano in tutti i modi di combattere questa mentalità e questo sistema stanno perdendo la loro passione, signor ministro.

E se mi permette, vorrei esprimerle la mia preoccupazione: sempre più persone intendono non andare più a votare, e questo costituirebbe un vero problema per la democrazia. Fate vedere che ci siete, che vi impegnate. Abbiamo bisogno di supporto, di sapere che non siamo soli, che dietro ogni nostra lotta c’è lo Stato in cui crediamo. Voglio uno Stato che lotta contro la mafia, e, sì, che ci metta cuore, stomaco e palle.

Signor ministro, ora oltre che populista mi chiamerà utopista?


Lei parla di antimafia. L’antimafia la fanno oggi quei magistrati che vivono sotto scorta per fare il loro lavoro. L’antimafia la fanno tutte quelle persone che hanno scelto di non prendere la via più facile in Sicilia, di non farsi corrompere la coscienza dalla mafia, di vivere onestamente.

L’antimafia la fa il giornalista che scrive la verità, che indaga e racconta, che denuncia; l’antimafia la fa un muratore padre di famiglia che pur di vivere onestamente si fa decine e decine di chilometri al giorno per andare a lavorare, uscendo di casa prima dell’alba e tornando dopo il tramonto, e anche se è sfinito trova ancora la forza di giocare col figlio e abbracciare la moglie; l’antimafia la fa il commerciante che non paga il pizzo, sopportando minacce, colla nelle serrature e negozio bruciato; l’antimafia la fanno quei ragazzi che coltivano le terre sequestrate alla mafia, e quando di notte gliele bruciano, gliele rovinano col trattore, la mattina loro chiamano i carabinieri, si rimboccano le maniche e cominciano a sistemare, a sudare, a lottare; l’antimafia la fanno quei ragazzi e quelle mamme che cercano di togliere i bambini dalle strade dello Zen, dalle grinfie della mafia.


Le ho detto quando è venuto a Palermo di dire ai suoi colleghi a Roma che qui abbiamo un problema, un cancro che da centocinquant’anni ci divora. Lei ha risposto che lo sapete benissimo che in Sicilia abbiamo la mafia. Meno male, e io che credevo che pensaste che l’unico problema a Palermo fosse il traffico! Ma proprio perché lo sapete spiegatemi perché non fate nulla di concreto.


Quand’è che cominceremo a parlare di <­<­emergenza mafia>>? Perché di emergenza si tratta. La mafia non si fa vedere, ma noi moriamo lentamente. E’ un cancro, ci divora. Provi a stare qua, a sapere che qualcosa la sta soffocando, la sta privando della sua libertà. Provi a vivere con la consapevolezza che in qualche modo lei stesso finanzia la mafia: se compro qualcosa in un negozio che paga il pizzo finanzio la mafia; finanzio la mafia se compro in un’azienda edile sotto il suo controllo. Provi a vivere in un posto che ha visto morire i suoi figli, che è stato macchiato di sangue in una terra lacerata dal tritolo, devastata dal cemento, in cui non c’è futuro se permane questa condizione. Provi a vivere giorno per giorno con questa consapevolezza: che se vuole un futuro dovrà lasciare la terra che ama.

E provi a mettersi nei nostri panni: siamo siciliani, siamo italiani, vogliamo sentirci italiani, ma ci sentiamo traditi dall’Italia, ci sentiamo abbandonati. Esercitiamo il nostro diritto al voto, sacrosanto diritto, votiamo persone che ci promettono di impegnarsi nella lotta alla mafia, anni e anni di promesse, ma questa mafia ancora la sentiamo presente, ancora c’è, e sembra sempre più potente. La storia in Sicilia sembra essersi fermata a cinquant’anni fa, o nei migliori dei casi si ripete: la mafia comanda, lo Stato non fa nulla, qualche uomo onesto la combatte e viene assassinato, poi se esplode un pezzo di autostrada lo Stato si sveglia, si ricorda della Sicilia e della mafia. La reazione però dura poco, finché la mafia cambia strategia e da Antistato diventa stato, si infiltra nei palazzi del potere, da coppola e lupara diventa colletto bianco. Sembra quasi che stiate aspettando questo: avete bisogno di un’altra Capaci o via D’Amelio per rendervi conto che abbiamo un problema che si chiama mafia?

Avrei altre mille cose da dirle, da raccontarle, da denunciare, signor ministro, e non mancherà occasione di farlo. Magari potrebbe tornare in Sicilia, ma mi faccia un favore: non lo faccia finché non avrà preso un impegno serio nella lotta alla mafia, fino a quando non si vedrà qualche risultato. Allora la accoglierò, la Sicilia la accoglierà, a braccia  aperte.

Nel frattempo qua ci stiamo noi, i giovani e tutti coloro che amano questa terra e che combattono la mafia. A guardare la mafia in faccia ogni giorno ci siamo noi, che lottiamo per un futuro libero.

La mafia è riuscita a uccidere i nostri padri, ma ci ha fatto rinascere.


Noi, signor ministro, siamo nati il 23 maggio.


Fonti: micromega - antimafiaduemila.com


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categoria:politica, mafia, informazione
domenica, 15 luglio 2007

19 luglio 1992 Palermo via D’Amelio



19 luglio 2007 Catania Parco Falcone-Borsellino



Se non condividi l’assordante silenzio e l’indifferenza di questa città, puoi raccogliere l’invito dei ragazzi di AddiopizzoCatania.



Alle ore 18 ricordiamo in maniera semplice Paolo Borsellino e i ragazzi della scorta con una fiaccolata e la lettura di alcuni brani.



La società civile è invitata a partecipare.


“Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia. La mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri" (P.Borsellino)

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mercoledì, 11 luglio 2007
Il Cantiere della Sinistra UNITA






Venerdì 13 luglio alle ore 19,00 a Catania, presso il Cortile dell'AURO in via S. Maria del Rosario, Pdci, Prc, Sd e Verdi si incontreranno insieme con le associazioni, i movimenti e la cittadinanza per lanciare il percorso del Cantiere della Sinistra Unita e per discutere di lavoro, precarietà, diritti civili, pace, ambiente-territorio , città e opposizione al tandem Scapagnini-Lombardo .




Politica è: Idee, Partecipazione e Passione.




Proponiamo un percorso partecipato con la costituzione su questi temi di gruppi di lavoro aperti a tutti e tutte per definire le proposte da lanciare a settembre e su cui realizzare un vero e proprio patto politico-programmat ico che veda insieme, con pari dignità, i partiti della sinistra e le diverse realtà sociali, culturali, di movimento interessate al progetto delle Sinistre Unite.

Da Catania può partire un'altra idea e un'altra pratica politica-culturale- programmatica che abbia come obiettivo quello di unire e cambiare la politica e la sinistra. Ci muove anche la convinzione che ciò vada fatto rapidamente perché c'è urgente bisogno di cacciare le destre dalla città, di giustizia sociale e di diritti di cittadinanza, appunto, in una parola sola, di sinistra.




Introduce:



Giusi MILAZZO (Segr. Confederale CGIL)



Intervengono:



Paolo GUARNACCIA (Coordinatore Provinciale Verdi)

Ambiente e Territorio



Nino GUGLIELMINO (Medico - Sinistra Democratica)

Diritti Civili



Orazio LICANDRO (Deputato Nazionale Pdci)

Città e Servizi



Francesco MANNA (Responsabile Nazionale Enti Locali Prc)

Lavoro e Precarietà

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categoria:politica, informazione
sabato, 07 luglio 2007

DIFFERENZIAMOCI



pattumiera35% CARTA


11% VETRO


 9% PLASTICA


 7% METALLI


 5% TESSUTI


 4% MISTI


 8% FINI (POLVERE)


21% ORGANICI (UMIDI)



Da questi dati forniti tempo fa dal CNR, si evince che la gran parte dei rifiuti, oltre il 70% (evidenziati in rosso), non sono altro che materiali che potrebbero facilmente essere riciclati, se ci fosse una volontà politica e la giusta informazione e sensibilizzazione, più 8% delle polveri (che in quanto tali non hanno bisogno di nessun trattamento.


 compostaggio_gen 


 Il rimanente 21% : rifiuti organici, possono essere riciclati ottenendo del buon compost , ottimo per l’impiego in agricoltura, o lasciandoli semplicemente essiccare (come facevano un volta) o con tecniche moderne in stabilimenti che ne ricavano anche gas.



imp_compostaggioLa raccolta differenziata ed il riciclaggio attiverebbero una serie di attività legate alla selezione, trasporto, riciclaggio, che darebbero un aiuto all’economia dei territori (creando diversi posti lavoro) diminuirebbero, se non annullerebbero,  la tasse sui rifiuti, non intaccherebbero la salute pubblica ed avendo un territorio salubre, potrebbero aiutare lo sviluppo agro-turistico.



Quello che il semplice buon senso consiglia, è attaccato e combattuto con tutti i mezzi, sopratutto con la disinformazione, per garantire i grossi profitti (di pochi) che girano intorno ai rifiuti ed agli inceneritori.



Le emergenze rifiuti creati e voluti da gente inetta ed incapace (nelle migliori ipotesi) che dovrebbero rispondere penalmente dei danni ambientali causati con i loro “piani dei rifiuti” sono solo degli elementi per coprire i grandi “affari”



Intanto la Corte di giustizia dell'Unione europea condanna lo Stato italiano per la mancata valutazione di impatto ambientale per la Terza linea dell'inceneritore ASM, proprietaria del tanto decantato inceneritore di Brescia che "sembra che a livello internazionale i riconoscimenti li sappia ottenere solo da Enti sponsorizzati dagli stessi costruttori dell'impianto, come nel caso del famoso 1° premio,  mentre raccoglie condanne quando a valutare sono Istituzioni pubbliche,autorevoli ed indipendenti, come l'UE".      

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categoria:ambiente, salute, informazione, rifiuti
martedì, 03 luglio 2007
Ecco il contenuto di una lettera aperta che alcune tra le maggiori testate giornalistiche italiane hanno preferito cestinare
Lettera pubblica agli amministratori locali campani

Una risposta a quanti hanno di recente criticato, con toni a volte poco civili, le associazioni ambientaliste, i comitati locali e le realtà laiche e religiose che propongono soluzioni alternative per una rinnovata gestione del ciclo rifiuti in Campania.

Solo il confronto democratico e la libera espressione delle proprie posizioni, passando per la piena responsabilizzazione dei cittadini, può portare alla risoluzione definitiva dell'annosa emergenza rifiuti.

Comitato Allarme Rifiuti Tossici
30 giugno 2007



Stiamo assistendo in questi giorni a un inusuale quanto violento e sconcertante attacco mediatico rivolto da alcuni amministratori locali alle forze laiche e religiose campane che, interessate al problema dell'emergenza rifiuti, da tempo propongono soluzioni concrete ed alternative alle fallimentari politiche di gestione commissariale, risoltesi in 13 anni di infruttuosi sperperi di danaro pubblico e nella manifesta incapacità di affrontare il problema rifiuti.

I suddetti attacchi manifestano una grave insofferenza per la volontà dei cittadini di essere coinvolti in tutte quelle scelte decisionali aventi effetti sull'ambiente, in ottemperanza alla convenzione europea di Aarhus, ratificata dall'Italia con la Legge n. 108 del 16 marzo 2001 e finalizzata a salvaguardare il diritto di ogni individuo, delle generazioni attuali e di quelle future, di vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere.

In tale ottica ci riteniamo in dovere di rispondere alle perniciose accuse di "catastrofismo", "procurato allarme" ed "ignoranza in materia", con l'intento di far ulteriore chiarezza su questi temi e sulle nostre posizioni, confidenti che solo un confronto civile e pacato tra cittadini ed amministratori (eletti dai cittadini stessi) possa portare in tempi ragionevoli alla risoluzione degli atavici problemi campani.

Sito di stoccaggio del Pantano - Acerra (NA)<br>28 Maggio 2007 - Dott. Gennaro Esposito - Dirigente Medico psichiatra – neurologo e psicoterapeutaSulla questione ecomafie abbiamo il dovere di sottolineare che la situazione campana è drammatica: le nostre terre, come ampiamente riportato in tutti gli atti della commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e le attività illecite ad esso connesse, sono divenute e continuano ad essere lo sversatoio illegale dei rifiuti tossici ed industriali dell'intera nazione. In particolare le zone, che hanno risentito maggiormente della devastazione spietata del territorio, sono la cosiddetta "Terra dei Fuochi" (Qualiano, Giugliano, Villaricca) ed il cosiddetto "Triangolo della Morte" (Acerra, Nola, Marigliano), sul quale ultimo il governo Prodi ha dichiarato il 23 giugno 2006 lo stato di emergenza, per fronteggiare l'inquinamento ambientale da diossina. Dati recentemente pubblicati, relativi alle malformazioni dal 2001 al 2005 nell'ASL na4, sono del resto indicativi: il distretto di Acerra n69 mostra un anomalo ma significativo incremento degli aborti per malformazioni.

Quanto chiediamo è dunque che si proceda ad un'immediata opera di bonifica dei territori coinvolti, prima ancora dell'avvio al funzionamento dell'inceneritore di Acerra, il quale, per di più, in virtù dei poteri straordinari legati alla gestione commissariale, è stato insediato senza una preventiva indagine di impatto ambientale e con una gara che ha preferito la soluzione tecnologica peggiore.


In merito alla questione delle mega-discariche, che hanno visto Bertolaso oggetto di contestazioni indecorose da parte dei cittadini di Ariano Irpino, non possiamo che deplorare e condannare con fermezza qualsiasi atto di violenza.

Ma, con la stessa fermezza, vorremmo precisare che consideriamo un atto di gravissima irresponsabilità la scelta commissariale di utilizzare, come luoghi di raccolta del tal quale, alcune zone campane protette, quali l'oasi del WWF di Persano o il parco nazionale del Vesuvio a Terzigno o ancora cave dismesse e non geologicamente idonee, alcune volte addirittura già sature di rifiuti seppelliti illegalmente.

A tutta birra... camion camuffati per il trasporto di birra traportano ecoballe in una delle megadiscariche del giuglianeseIl professor Giam Battista de'Medici, Geologo applicato ed Idrogeologo, chiamato come consulente dalla struttura di Bertolaso nei mesi di gennaio e febbraio di quest'anno, aveva suggerito, come nuove discariche, luoghi facilmente reperibili in località Vallata in provincia di Avellino, geologicamente idonei e lontani da falde idriche, coltivazioni e zone abitate e non sottoposti a vincoli ambientali. Le sue proposte avevano ottenuto il consenso di tutte le componenti dello staff tecnico ed il via libera da parte delle Apat, ma sono state alla fine preferite soluzioni che richiederanno spese enormi per la sola messa in sicurezza e comporteranno danni incommensurabili per l'ecosistema dei territori coinvolti; soluzioni giustificate spiegando che si erano scelti siti che necessitavano di riqualificazione ambientale, in quanto cave dimesse non bonificate.

Il ripristino morfologico delle aree da cui vengono estratti materiali è imposto dalla legge, tuttavia farlo con i rifiuti sembra una beffa paradossale.


Ma il punto su cui abbiamo registrato il maggior numero di critiche, da parte dei suddetti amministratori, riguarda l'opposizione di associazioni ambientaliste e comitati civici all'utilizzo degli inceneritori, proposti oggi da una certa classe come la panacea definitiva per l'uscita dall'emergenza rifiuti campana.

In primo luogo ci preme una considerazione di carattere generale: le materie prime non sono una risorsa a disponibilità infinita, per cui i prodotti che da esse derivano andrebbero il più possibile recuperati e riciclati, non bruciati. Già questa banalissima considerazione rende a nostro avviso totalmente illogica e superata la soluzione di incenerire i rifiuti.

Siamo infatti certi che una seria raccolta differenziata "porta a porta", unitamente ad una diminuzione della produzione a monte dei rifiuti (riduzione degli imballaggi, utilizzo di contenitori riutilizzabili e/o biodegradabili, ecc), renderebbe pressoché sovradimensionato, se non del tutto inutile già il solo termovalorizzatore di Acerra.

Riteniamo che la strada per un'efficiente raccolta differenziata sia esclusivamente quella del porta a porta, basata sull'organizzazione per Municipalità, la responsabilizzazione diretta dei cittadini e degli addetti ai lavori e la gestione capillare del servizio. L'esperienza insegna che si possono raggiungere percentuali di raccolta differenziata del 60-70% anche in contesti urbani difficili e in poco più di un anno.

In Campania esiste però prima di tutto un grave problema, costituito dalla mancanza, nel ciclo rifiuti, di un adeguato numero di impianti di compostaggio, tramite i quali sarebbe possibile recuperare immediatamente fino al 30% della produzione di rifiuti, evitando oltretutto il pericolo da epidemie causato dal rifiuto umido lasciato marcire per strada.


L'ecomostro di AcerraQuanto alla pratica dell'incenerimento è noto che migliaia di medici in tutta Italia si siano chiaramente espressi contro tale soluzione inutile e nociva, spesso con documenti votati all'unanimità dagli Ordini Professionali. Dagli impianti d'incenerimento vi è infatti un'indiscutibile emissione di sostanze inquinanti, tossiche e cancerogene, quali metalli pesanti, diossine (ridotte in quantità ma non eliminate dall'alta temperatura) e furani e da numerosi studi epidemiologici risulta l'aumento statisticamente significativo di neoplasie quali sarcomi, linfomi Non Hodgkin, tumori ormono correlati, neoplasie polmonari e infantili nelle popolazioni residenti in prossimità di tali impianti.

Le ceneri solide residue prodotte da un inceneritore sono ben il 30% del volume dei materiali inceneriti, e dall'incenerimento vengono originate grandissime quantità di polveri fini altamente tossiche, che necessitano di essere filtrate e conferite in discariche speciali e completamente impermeabili.

In particolare, a causa delle elevate temperature di esercizio necessarie a ridurre l'effetto diossina, gli inceneritori sono enormi produttori di particolato ultrafine (da PM 2.5 a PM 0.1) per il quale, come descritto ampiamente in letteratura, non esistono al mondo sistemi di filtraggio capaci di evitare che esso venga liberamente immesso nell'aria e viaggi per chilometri. Tale particolato presenta una patogenicità che cresce in modo quasi esponenziale con il diminuire del diametro (la massa di una particella PM 10 corrisponde a quella di 1.000.000 di particelle da 0,1 micron) ed è in grado di passare rapidamente dagli alveoli polmonari di chi lo respira al torrente circolatorio, raggiungendo tutti gli organi vitali e riuscendo nei casi estremi perfino a penetrare nel nucleo delle cellule, senza ledere la membrana che le avvolge.

Su questo tema, come è noto, il Ministero dell'Ambiente ha recentemente richiesto I'istituzione di un'apposita Commissione che, potesse rispondere in modo chiaro, al fine di mettere il Governo e le Istituzioni nelle condizioni di poter conoscere la reale dimensione del fenomeno delle nanopolveri, I'incidenza di queste su ambiente e salute umana, nonché I'adeguatezza dei sistemi di contenimento delle stesse. Nella relazione conclusiva la commissione prende atto dell'esistenza di pubblicazioni nella letteratura scientifica internazionale che ne indicano un possibile effetto dannoso sulla salute umana e che, inoltre, per le classi d'inquinanti persistenti, con velocità di degradazione inferiore a quella di immissione in ambiente, il rispetto dei limiti di emissione potrebbe non essere adeguato ad evitare nel tempo l'accumulo ambientale.


Nel merito infine dell'invito rivolto a rappresentanti religiosi campani, a "tenere messa e a non occuparsi d'altro", crediamo che nessun amministratore possa arrogarsi il dritto di insegnare, tanto più se fatto con toni arroganti e irriguardosi, cosa debba o non debba fare un pastore. L'essere cristiani (laici e pastori) si concretizza nella testimonianza al Dio di Gesù, Dio dei deboli, dei poveri e dei diseredati, tramite l´amore per gli ultimi, la fame e sete di giustizia, l'obbedienza alla verità, la mitezza evangelica, che non è il voltare lo sguardo dall'altra parte, ma la nonviolenza attiva: la messsa in pratica dunque, come testimoniato ad esempio dall'opera missionaria, del messaggio divino, a fianco dei deboli e per la difesa del diritto alla vita.

In quest'ottica gli interventi di padre Alex Zanotelli, del vescovo Raffaele Nogaro e per ultimo del cardinale Crescenzio Sepe sul tema rifiuti dimostrano una capacità di ascolto dei problemi dei cittadini, che molto spesso non si riscontra nella maggior parte della politica, frequentemente sorda alle più elementari istanze della società civile.


Comitato Allarme Rifiuti Tossici (WWF campania, Greenpeace Napoli, Amici di Grillo Napoli, PeaceLink Campania, Asssise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia)

Associazione Medici per l'Ambiente


 


 


Note:



 


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categoria:salute, società, rifiuti, rifiuti ed ambiente
martedì, 03 luglio 2007

CrisCani e MusulGatti

Non siamo altro che animali che si azzuffano

Nicola Brusco
1 luglio 2007



Tutto iniziò quando un giornale a tiratura nazionale riportò la notizia che tutti i gatti del mondo provengono dalla Mesopotamia.



Sarebbe stata una delle tante innocue notiziole estive, se qualche gatto più pignolo degli altri non avesse letto tra le righe la necessità di recuperare un senso di appartenenza a una matrice culturale comune. In fondo, se tutti i gatti provenivano dalla Mesopotamia, significava che la loro origine era in Medio Oriente, regione del mondo dalla storia gloriosa, e in particolare in Iraq, povero Paese martoriato dalle angherie dei prepotenti.



Qualche felino intellettualoide preconizzò uno scontro di civilità contro i cani, eterni nemici dei mici: in fondo, chi meglio di loro rappresentava la decadenza dell'Occidente, con le loro catene, la loro aggressività e i loro morsi ai danni dei gatti?



Altri mici, sensibili a queste posizioni, passarono all'azione pretendendo il riconoscimento della loro specificità all'interno di un mondo multirazziale fatto anche di pesci rossi e criceti.



Gatti domestici che fino a poche settimane prima non si sarebbero mai sognati di ribellarsi ai loro padroni pretesero scatolette di tonno e manzo, poichè il maiale era animale impuro; altri chiesero e ottennero cucce fatte a forma di moschea; altri ancora (i famosi KatMikaze) mettevano in atto azioni terroristiche utilizzando le sabbiere come potenti armi chimiche. Dall'alto di un minareto di scatolette Friskas, un gatto imam li incitava all'odio e alla guerra santa.



I cani non potevano stare a guardare impotenti. Un Pastore Tedesco molto devoto invitava inutilmente all'amore e alla collaborazione tra le specie, ma nel frattempo i boxer ringhiavano, i levrieri ululavano e squadre di bastardini percorrevano le strade in cerca di qualche gatto da punire. Persino i tranquilli San Bernardo dicevano che sì, da quella razza c'era sempre da aspettarsi qualche fregatura.



Alcuni mastini presero allora in mano la situazione, dichiarando l'inizio della guerra al GatTerrorismo. Tutti gli animali, cani e gatti, criceti e tartarughe, dovevano essere contati, schedati e catalogati. Nessuno poteva sfuggire alle maglie di una polizia canina efficiente e inflessibile. Chi già portava una catena non notò la differenza; gli altri si dovettero adeguare.



Eppure, non si sa come, accadde ancora che qualche sabbiera satura di gas esplodesse facendo strage di cuccioli. Qualche gatto veniva arrestato e i mastini, in conferenza stampa, affermavano che era solo grazie a loro che i danni erano stati così contenuti. Gli altri animali, per paura, non cercavano più di ribellarsi.



Ma un bel giorno un siamese appassionato di libri (un topo di biblioteca, se non fosse che era un gatto) fece una ricerca accurata e scoprì che quel famoso articolo su quel giornale a tiratura nazionale che aveva scatenato tutto quel putiferio era incompleto.



Tutte le bestie in realtà provenivano dalla Mesopotamia: essa era la culla di ogni civiltà animale. Perfino gli uomini, le bestie più bestie di tutti, venivano da là. Ma allora, se erano tutti figli della stessa Terra, che senso aveva massacrarsi a vicenda?



Il siamese corse dal capo mastino per raccontargli la sua scoperta. "Capo Mastino! Capo Mastino!" "Che c'è?" "L'articolo che ha scatenato il pandemonio tra cani e gatti è incompleto!" "Certo che lo so, maledetto cretino. L'ho scritto io."



Il siamese fu sbattuto in galera per sette ergastoli (uno per ciascuna delle sue sette vite) a pane e latte. Il mondo dei cani e dei gatti, da allora, conobbe un lungo, buio, triste medioevo di dolore e ignoranza.



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categoria:politica, satira, pacifismo, medioriente
martedì, 03 luglio 2007
La Sicilia, 30/6/2007



Licandro: «In autunno grande sinistra unita con noi e Rc»

Il numero due dei comunisti italiani anticipa il progetto e l'intesa con bertinotti


Andrea Lodato




Catania.  Interpretando le vecchie nomenclature di oggi è lui, di fatto, il numero 2 del partito. Oliviero Diliberto ha scommesso sul talento del giovane professore universitario catanese, e nei Comunisti italiani, adesso, Orazio Licandro occupa il ruolo di responsabile organizzativo. Deputato nazionale, con un canale di interlocuzione costantemente aperto con il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, Licandro offre una chiave di lettura interessante sull'alba veltroniana che dovrebbe illuminare l'orizzonte del Partito Democratico. Ma senza fare sconti. Com'è sua consuetudine.


Onorevole Licandro, l'effetto Veltroni sul Pd che cosa può significare?

«Direi che è una boccata d'ossigeno per una creatura che rischiava di nascere, come minimo, cianotica. Mi fa piacere per il centrosinistra, e per i partiti che stanno formando il Pd, che sia arrivata questa novità e questa ventata di ottimismo».




Il sindaco di Roma potrebbe ridare slancio all'azione della sinistra italiana o parla troppo amerikano?

«Con una battuta potrei dire che il fatto che sia stato scelto il 4 luglio per il battesimo del nuovo leader potrebbe inquietare un po'. Ma è solo una battuta. La verità è che ascoltando Veltroni parlare e presentarsi s'è capito che c'è molta poca sinistra nel suo messaggio».



Insomma, vi ha delusi in partenza questo Pd veltroniano?

«Francamente è un altro l'obiettivo verso cui puntiamo. Ben venga il Pd, ma quel che serve al paese oggi è un forte partito della sinistra e noi in autunno, lo posso anticipare, vorremmo essere già a buon punto con un progetto che riguarda Comunisti italiani e Rifondazione» .



Provate a rimettervi insieme, a riprendere il cammino interrotto durante quell'esperienza di governo con il Prodi 1?

«L'unità della sinistra è per noi la risposta migliore a quel che sta accadendo nel paese, alla crisi della politica di cui tutti parlano, ma per cui, al di là delle parole, non mi pare si cerchino autentiche novità, nuove politiche che stiano dalla parte di quei cittadini che reclamano attenzione, che vogliono impegno serio».



Insistete sul concetto di "svolta" che nemmeno questo governo, a giudicare da quel che i ministri di sinistra dicono spesso, ha garantito?

«Sì, svolta sociale. E' ciò di cui ha bisogno l'Italia, un paese sempre più povero, un paese che vuole rispetto della legalità, lavoro sicuro, né precariato a vita, né quel terribile elenco di morti bianche che sono un dato sconvolgente per un paese civile. Per questo andiamo verso una sinistra unita, che con un forte Partito Democratico può far ritrovare equilibri più stabili al paese».



In questa sinistra pensate di chiamare anche la parte dei diessini che hanno salutato Fassino e se ne sono andati?

«Sono anche loro patrimonio della sinistra che vogliamo e in un blocco unico ed unito crediamo debbano esserci anche loro».

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categoria:politica