Comiso - Aeroporto "PIO LA TORRE"
25° Anniversario
Un territorio militare diviene un aeroporto civile
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Primo maggio.
Che elimini morti bianche, lavoro nero e precariato.
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PORTELLA DELLA GINESTRA
Comiso - Aeroporto "PIO LA TORRE"
25° Anniversario
Un territorio militare diviene un aeroporto civile
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Primo maggio.
Che elimini morti bianche, lavoro nero e precariato.
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PORTELLA DELLA GINESTRA

SALUTI DA RIMINI
DDL SUGLI ECO-REATI
(ANSA) - ROMA - Arriva il ddl contro i criminali dell'ambiente. Carcere che nei casi piu' gravi potra' arrivare fino a dieci anni e multe salate, fino 250 mila euro. Ma anche sconti di pena per chi collabora. Domani in Consiglio dei Ministri approda il Disegno di legge che contiene le disposizioni concernenti i delitti contro l'ambiente e da' la delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della relativa disciplina. In particolare il ddl sugli eco-reati, 5 articoli, prevede, tra l'altro: i reati di associazione a delinquere finalizzata al crimine ambientale, di disastro ambientale, di traffico di rifiuti e inquinamento. Per il traffico di rifiuti, sono tre le specie diverse di reato e riguardano rifiuti ordinari, tossico nocivi e materiale radioattivo o nucleare. Per il piu' lieve la pena al massimo e' di 5 anni di reclusione; per il piu' grave, che riguarda materiale radioattivo o nucleare, si arriva a un massimo di 6 anni con multe da 50 mila a 250 mila; ma se c'e' pericolo di vita per le persone la reclusione puo' arrivare fino a 10 anni.
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Potremmo attivare una petizione in rete affinchè venga approvata subito la legge ed estendere le pene previste ai politici ed ai vari funzionari (Bertolaso) qualora provocassero danni ambientali e alla incolumità pubblica.
IL 26 APRILE di nuovo in piazza
contro il raddoppio della Tassa sui Rifiuti
I cittadini catanesi, onesti e democratici, non sono in grado di pagare gli enormi aumenti delle tasse comunali decise o consentite negli ultimi mesi dall'amministrazione comunale del Sindaco Scapagnini, sostenuta dal presidente della provincia Raffaele Lombardo: Rifiuti, Acqua, Amt, strisce blu , ed altro ancora.
Dopo la conquista - da parte del movimento di lotta - delle due proroghe ( la seconda scade il 30 aprile), l'Amministrazione comunale non vuole mutare rotta.
ORA BASTA! ANDATE VIA!
IL RADDOPPIO DELLA TASSA SUI RIFIUTI DEVE ESSERE URGENTEMENTE REVOCATO.
Si deve ritornare ai valori precedentemente in atto ( 2002), restituendo ai cittadini quanto già pagato. Lo stesso deve valere per i box-auto. Pagare tutti, pagare meno ( di prima): per un Servizio funzionale, civile e igienico; abbattendo i costi e gli sprechi; privilegiando la raccolta differenziata.
Chiamiamo alla mobilitazione i cittadini catanesi, in difesa dei nostri elementari diritti. Invitiamo a partecipare tutti i Soggetti sociali, sindacali e politici della città che si sono opposti.
MANIFESTAZIONE IL 26 Aprile, giovedì.
Piazza Duomo, ore 18.30
- Comitato di Lotta Cittadino
presso Arci, via Landolina 41 Ct. comitatodilottact@tiscali.it
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ARRIVANO ANCHE IN PROVINCIA LE TASSE
PER I RIFIUTI URBANI, RADDOPPIATE
Anche a Biancavilla, come in tutta la provincia, arrivano le bollette della spazzatura raddoppiate.
La politica dissennata, del piano dei rifiuti siciliano, che ha fatto nascere ben 27 ATO in tutta la sicilia, caricando i costi per pagare questi drappello di persone in-SEDIATE nei vari comitati di gestione e gli enormi sprechi causati da questi, sui cittadini onesti con ulteriori aggravi insostenibili.
Le autorità prevoste, assenti per la grave crisi agrumicola che ha piegato l'intera economia agricola del nostro territorio, è invece molto attiva nell'esigere nuovi "gabelli".
Il PDCI , invita i sindacati, i patronati, i partiti tutti ed i singoli cittadini a mobilitarsi ed a concordare forme di civile protesta, contro questi assurdi aumenti.
IL RADDOPPIO DELLA TASSA SUI RIFIUTI DEVE ESSERE URGENTEMENTE REVOCATO.
III Congresso Regionale
Catania, 22 aprile 2007 - ore 9,30
UNA HOTEL PALACE - Via Etnea, 218
interverrà: Oliviero DILIBERTO
Sosteniamo le lotte dei lavoratori
Ricevo dal Cons. Giovanni Caruso:
Ricevo dai compagni dell'Aquila questa cartolina di saluti, che ricambio invitandoli a scambiarci notizie ed informazioni generali e territoriali.
Tibaldi: Lavoro
Bene Testo Unico su sicurezza.
Ma da governo provvedimenti urgenti
Ufficio Stampa
Roma 13 aprile 2007
Positivo che finalmente la proposta di Testo Unico sulla sicurezza sia stato definitivamente approvato e possa cominciare l’iter parlamentare, con l’augurio che data l’enorme gravità del fenomeno degli infortuni gravi e mortali tale iter sia il più veloce possibile. Sarebbe però assolutamente sbagliato pensare che con il Testo Unico si siano affrontati e risolti i problemi. Nel Paese si continua a morire sul lavoro, sono di oggi altri due incidenti mortali al porto di Genova e vicino Milano proprio nelle stesse ore in cui il Cdm procedeva con il testo sulla sicurezza. Ritengo necessario che il governo assuma provvedimenti urgenti ed eccezionali in materia di coordinamento tra tutte le istituzioni che hanno responsabilità di controllo e verifica. Subito devono essere stanziate le risorse finanziarie ed umane destinate alla sicurezza ed al rispetto delle normative, come vanno trovate le risorse da destinare alla prevenzione a partire dai servizi di medicina del lavoro delle Asl, così come indicato dalla prima relazione della Commissione d’inchiesta sugli infortuni. Non prendere immediatamente questi provvedimenti e renderli operativi significa che la continua e martellante strage quotidiana di lavoratori proseguirà, come avvenuto purtroppo anche in questo primo anno di vita del governo di centrosinistra.
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Tre euro l'ora per rischiare la vita.
"Io, vittima dei caporali nei cantieri"
di PAOLO BERIZZI, inchiesta di Repubblica
Roma 11 aprile 2007
A un certo punto mi assale l'angoscia dell'infortunio, e non mi mollerà più. Paura di finire schiacciato sotto un blocco di tavole di ferro, quelle imbracate da una corda consunta che dal cortile vedo piombare giù dal settimo piano del ponteggio, e se perdi l'attimo, o ti distrai, o se una di quelle lastre che devi afferrare prima che tocchino terra si ribella alla morsa del moschettone, rimani sotto. Il terrore di venire travolto da una betoniera. Stritolato da un cavo d'acciaio. Che le braccia cedano, o semplicemente di scivolare dall'impalcatura dove mi fanno arrampicare anche se sono nuovo del mestiere.
Anche se calzo dei banali scarponi da montagna. Niente a che vedere con quelli antinfortunio, obbligatori. Non indosso nemmeno il casco. Un caporale, un calabrese duro e silenzioso, mi dice di tenerlo a portata di mano: "Magari arriva qualche ispettore, ma stai tranquillo, non ti guarda nemmeno". Lascio riposare il guscio in cima a una pila di assi di legno. Dovrò caricarle su un camion, assieme a quintali di altro materiale.
Da buon manovale bado solo a lavorare, a guadagnarmi, in nero, i miei 3 o 4 euro l'ora. Per dieci ore fanno 30-40 euro. Pagamento dopo 50 giorni. La prima settimana di prova, spesso, è gratis. Inizi in cantiere alle sette dal mattino, finisci, sfatto, alle cinque, sei del pomeriggio. Un massacro. Niente documenti, sicurezza zero. Alla fine del mese devi pure pagare la mazzetta: 300 euro al caporale che ti ha dato lavoro. Per mantenere il posto. A Milano, in una settimana da operaio abusivo, caporali e capomastri conoscono a malapena il mio nome. In un caso solo perché me lo chiede un collega marocchino.
Sulla trentina, magro, sdentato, quasi sempre alterato dall'alcol. Amil è uno dei pochi che in sette giorni si prenderà il disturbo di farmi coraggio. "Non è il massimo, ma è sempre meglio che rubare o spacciare", biascica in un italiano incerto mentre a bordo di un furgone raggiungiamo un cantiere alla periferia di Novara. Ne ho conosciuti tanti come Amil. Schiavi. Con loro ho condiviso e subìto il ricatto dei caporali. Gente spietata che nei cantieri della Lombardia spreme migliaia di braccia. In barba a ogni regola e a ogni diritto.
A Milano e provincia, dei 120 mila operai edili (il 42,3 per cento sono immigrati stranieri, nel 2000 erano solo il 7,1), 60 mila sono in nero: la metà. Tutti gestiti dai caporali. È manodopera fantasma, soprattutto straniera e clandestina. Ricattabile. Chi non è in regola col permesso di soggiorno, si deve accontentare. Fa cose da bestia, che gli italiani rifiutano. Sono albanesi, egiziani, marocchini, romeni, tunisini. E sudamericani. Italiani pochi: stanno quasi sempre in cima alla piramide. Impresari. O, appunto, mercanti di braccia.
Ti reclutano all'alba e ti scaricano nei cantieri dove rischi la vita per pochi spiccioli, e se ti fai male ti lasciano lì in strada. Mai visto, mai conosciuto. Nemmeno al pronto soccorso puoi andare. Altrimenti metti nei guai chi ti ha assunto. E perdi il posto. "Tra il manovale e il caporale c'è un rapporto esclusivo. Tu devi parlare solo con lui, non fare domande sul dove e il come e per conto di quale impresa dovrai lavorare - spiega Marco Di Girolamo, della Fillea, il sindacato edile della Cgil - a fine mese gli devi dare la mazzetta, da 200 a 300 euro. La consegna del denaro avviene a cielo aperto. Oppure, in base all'accordo tra ditte e caporalato, il pizzo è trattenuto alla fonte: fai 250 ore, e te ne pagano solo 200".
Il mercato degli uomini inizia quando il sole sta ancora sotto la linea dell'orizzonte. Alle 5 del mattino siamo già tutti qui, in piazzale Lotto. Schiavi e padroni. Chi cerca lavoro nero, e chi lo offre. I primi sciamano sul prato, aspettano seduti sulle panchine, sotto le pensiline degli autobus. I volti stropicciati dal sonno, zainetti e sporte di plastica con dentro il rancio: pane egiziano, formaggi cremosi da spalmare, riso, kebab in scatola, bibite dolciastre, molto gassate, birra, bocconi di carne speziata. Gli scarponi induriti dalla calce, i camicioni larghi di lana, gli invisibili dell'edilizia attendono l'arrivo dei caporali. Piazzale Lotto è uno dei luoghi dove tutte le mattine all'alba si svolge la contrattazione per una giornata di lavoro in cantiere.
Le altre filiali sono piazzale Corvetto, piazzale Maciacchini, piazzale Loreto, le fermate della metropolitana di Bisceglie, Famagosta, Inganni. La stazione Centrale, quella di Sesto Marelli. Per essere qui alle 5 centinaia di uomini scendono dal letto anche due ore prima. Sono giovani immigrati che l'inedia spinge a elemosinare un lavoro massacrante. Il contratto nazionale di categoria prevede 173 ore al mese, 8 ore al giorno per 5 giorni settimanali. I caporali te ne fanno fare in media 250, sabato compreso. Tutelato da niente e da nessuno.
Inserirsi nella filiera del caporalato non è difficile: bastano una modesta prova di recitazione, un paio di scarponi, jeans sdruciti, giubbotto e un cappellino con visiera. Ecco i primi gruppetti intorno all'edicola di piazzale Lotto. "Cerco lavoro, a chi posso chiedere?" Mi dirottano prima su un egiziano, poi su un marocchino, un albanese, infine un ucraino. Italiani, a quest'ora, neanche l'ombra. Arrivano più tardi, al volante di mezzi di ogni tipo. Utilitarie, station wagon, pick-up, monovolume. Vecchi e nuovi furgoni.
L'unico sveglio è l'autista. "Fino a un mese fa facevo il magazziniere, poi la ditta ha chiuso. Chi è il capo?": mi faccio coraggio fendendo un cerchio umano a due passi dalla fermata della 91. "Intanto vai da quello là con il giaccone nero". È un calabrese, sulla quarantina. Viene da Buccinasco. Lancia Ypsilon sporca di fango. "Da dove vieni?". "Bergamo. Però vivo qui, a Bonola". "Che cosa fai?" "Magazziniere, qualche trasloco, ma adesso sono fermo". "Edilizia, mai?" "Mai". "Oggi ti va bene, ho uno malato che è rimasto a casa. Però ti dico subito... Lavorare duro senza fare storie, la paga è di 3,50 euro all'ora, finiamo alle cinque, e se succede qualcosa, affari tuoi". Il contratto si chiude con una pacca sulle spalle.
Un'ora dopo siamo a Monza. Lo scheletro ponteggiato di una palazzina. Salvatore ci scarica lì. Sta incollato al telefonino. Controlla. "Un lavoratore regolare per l'impresa ha un costo di 22 euro l'ora. La metà rimane tra l'impresa appaltatrice e quella subappaltante. La parte restante la intasca il caporale - spiega ancora Di Girolamo - La quantità di evasione fiscale contributiva ammonta a 6 miliardi di euro all'anno". Una bella fetta di Finanziaria.
Nel cantiere monzese ci sono nove operai: cinque noi (due soli in regola), quattro di un'altra squadra. Mentre all'ultimo piano un giovanissimo muratore albanese getta il calcestruzzo nelle casseforme e un collega marocchino lo assesta con un pestello, io ne trasporto dell'altro. Prima con una carriola, poi in secchi stracolmi, facendo acrobazie tra i correnti del ponteggio. Un piano è sprovvisto di parapiedi.
Mancano anche le "mantovane", le barriere anti caduta sassi. Una pioggerella sottile ha reso scivolose le pedane d'acciaio e il rischio di cadere nel vuoto è altissimo. "Veloce! Veloce!", grida il caposquadra. Esige il minimo (per lui) rendimento. Che a me sembra l'impossibile. Alle 17, esausto, chiedo a Salvatore se per favore può anticiparmi la paga giornaliera. Lui temporeggia. Si capisce che la richiesta è inusuale. Eppure sono solo 35 euro, per dieci ore di lavoro. "Soldi? Fra 50 giorni - mi gela - nell'edilizia funziona così, bellooo!".
In Italia il settore edile dà lavoro a 1 milione e 200 mila operai. 600 mila sono regolari o mezzi regolari (in "grigio": su 250 ore mensili solo 80 vengono messe in busta paga); gli altri 600 mila sono in nero. Provo rabbia. Lo sfruttamento lo senti prima nella mente, poi nei muscoli. Vorresti scappare. Prima di scivolare da un'impalcatura e spaccarti la testa. Secondo le stime ufficiali Inail nel 2006 nei cantieri italiani sono morti 258 operai (la Lombardia conserva il triste primato con 46 vittime), il 35 per cento in più rispetto al 2005. Gli infortuni sono stati 98 mila. Ma il sommerso è enorme. I manovali clandestini, i "fantasmi", si fanno quasi sempre male in silenzio. Persino quando perdono la vita.
Ogni giorno della settimana, con il caporale prendo appuntamento per il giorno dopo. E puntualmente lo disattendo. Ricevo telefonate da altri a cui ho lasciato un numero di cellulare. "Allora ci vediamo domani alle 6 a Famagosta". "Porta guanti e tenaglia, alle 6.15 in piazzale Loreto". Lavoro ce n'è. Il secondo e il terzo giorno sono sotto un egiziano. Ponteggi. Cantiere tra Milano e Pavia. Freddo cane. Un collega tunisino, Aziz, è appena guarito dopo un ferita alla testa. "Mi hanno detto che se andavo in ospedale non dovevo farmi più vedere". Arriviamo in autobus in corso Lodi. Ci aspetta la monovolume del capo. Rashid, un marcantonio del Cairo. "Ti dò 3 euro, 4 se sei svelto.... " è la prima cosa che dice. Fino a qualche anno fa il caporalato edile era appannaggio esclusivo degli italiani. Oggi è diverso. Egiziani, albanesi, romeni stanno riproducendo tale e quale il meccanismo dello sfruttamento. Da schiavi sono diventati padroni.
Godono tutti di una sostanziale impunità. In Italia lo schiavismo sui cantieri non è (ancora) reato. Il 16 novembre scorso il Consiglio dei ministri ha presentato un disegno di legge, che ora dovrà essere discusso da Camera e Senato, che introduce il reato di caporalato.
A giudicare dall'esito delle due giornate di cottimo a Rashid credo di non essergli sembrato troppo svelto. Non mi paga, se voglio continuare, lo farà, pure lui, tra cinquanta giorni.
Eppure la mia parte l'ho fatta. Tre piani di ponteggio smontati. Tra cavalletti, tavole, botole, correnti di ogni foggia e dimensione, sono in tre, lassù, in cima all'edificio. Sgobbano come muli. Mi fanno scivolare giù la roba con corde e carrucole. A ritmo incessante. Il tempo di sganciare il materiale dall'imbracatura, impilarlo sul camion, e altro carico precipita dai piani alti. "Così non va", mi rimprovera il capo squadra, anche lui egiziano. Sa che sono un novizio. "Vai su, sgancia quei correnti e passali a lui". 17 anni, boliviano, le guance segnate dalla prima peluria. Niente casco, niente guanti. A quest'ora dovrebbe essere a scuola, invece è qui a giocarsi la vita per 40 euro. Non fiata, esegue.
A mezzogiorno consumiamo un pranzo frugale dentro una baracca di lamiere. Riscaldata, per fortuna, da una stufa elettrica. Una bottiglia d'acqua passa di bocca in bocca. Poi ognuno addenta il suo rancio. "Un mese fa - racconta Aziz - mi è caduto un corrente del ponteggio sulla testa, sono sceso dal ponteggio tutto insanguinato. Ha visto anche la gente del palazzo. Adesso sto bene", sorride.
Mezz'ora e siamo di nuovo con la schiena piegata sulle passatoie di ferro. Sono le quattro del pomeriggio, ho già la mente all'alba del giorno dopo. Altro sfruttatore, altro viaggio, altro sudore, altri soldi che non vedrò mai. Altri clandestini che si spaccano le braccia per ingrossare il conto corrente dei caporali e delle imprese lombarde che vogliono tutto, e subito. Calpesterò fango a Lissone, a Novara, infine in quella valle Seriana nella bergamasca dove un tempo l'edilizia era considerata un'eccellenza. Tutto sarà uguale al primo giorno di lavoro. Anzi peggio.
L'edilizia, oggi, è diventata terra di predoni e di oppressi ridotti in cattività. A volte lasciati morire in silenzio. Come scrive Andrea Camilleri ne "La Vampa d'agosto". "... è caduto dall'impalcatura del terzo piano... Alla fine del lavoro non si è visto, perciò hanno pensato che se n'era già andato via. Ce ne siamo accorti il lunedì, quando il cantiere ha ripreso il lavoro... Forse, pinsò Montalbano, abbisognerebbe fari un gran monumento, come il Vittoriano a Roma dedicato al Milite Ignoto, in memoria dei lavoratori clandestini ignorati morti sul lavoro per un tozzo di pane".
Morti bianche: i caschi blu dell’Onu
per fermare questa guerra
Dino Tibaldi
Roma 28 marzo 2007
Al punto in cui siamo arrivati sarebbe necessario chiedere l’intervento dei caschi blu dell’Onu per bloccare la lunga serie di vittime della guerra del lavoro, che solo per pudore chiamiamo morti bianche. (continua a leggere)
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Credo che innanzi tutto bisognerebbe chiamarli col proprio nome.
Sono dei veri e propri omicidi, che vengono perpetrati e perpetuati impunemente. finiamola di chiamarli incidenti sul lavoro o morti bianche.
Scusatemi, ma per me vivo nell'estremo sud, dove la precarietà ed il lavoro nero è norma, dove il sottosviluppo è pianificato, dove ogni diritto primario è negato (lavoro, sanità, scuola, impanti sportivi, ecc.. ecc..), dove lo stato è assente, ed i politici (anche di sinistra) spesso sono collusi con le mafie, credo che sia necessaria un'azione forte e chiara da parte dello stato e dalla politica, per debellare queste stragi, che sono solo la parte visibile del danno insanabile alla salute ed all'ambiente, che gli appetiti ed il facile guadagno di pochi, provocano agli operai ed alle popolazioni.
Sul lavoro e sull'operaismo, anche noi dovremmo fare una rivoluzione culturale per capire veramente cosa intendiamo, giacchè molte volte anche a "sinistra" abbiamo dimostrato un grave miopia.
L'importante era ed è avere qualche posto di lavoro, anche se questo (lavoro) si rivela una vera e propria "condanna a morte" (anche la mafia crea posti di lavoro) per gli addetti e per la popolazione locale (la petrolchimica in sicilia o altri impianti altrettanto dannosi, dovrebbero insegnar qualcosa).
Un lavoro che non sia precario, un lavoro che crei sviluppo economico e culturale, un lavoro che rispetti tutte le norme di sicurezza per gli operai e per l'ambiente.
Anche su questo, malgrado i tragici segnali sulla variazione del clima, ed i ripensamenti in tutto il mondo, abbiamo dei gravi ritardi, camuffiamo ancora come progresso questa marcia alla catastrofe finale.
Vorrei parlare dei CIP6, dei fondi strutturali della comunità europea, di come vengono elargiti e sprecati in tanti rivoli per creare soprattutto "clientelismo", altro che sviluppo, ma spero che ne avremo modo in seguito.
AUGURI
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Aggiornamento:
Ho sentito proprio adesso sul TG1, nel 2006 i morti (ufficiali) sono stati 1280 (naturalmente, non ci sono quelli trasparenti, che nessuno vede o camuffati, non solo nel napoletano, ma in tutta italia), mentre gli infortunati sono ben 97.000 (di questi quanti sono sopravvissuti o rimasti con gravissime mutilazioni, non lo sappiamo), per non parlare di chi operaio o semplice persona che abita nelle vicinanze di certi "stabilimenti", avra una morte lenta per i fumi ed i veleni che spargono nell'aria e nelle falde acquifere.
Altro che guerra
E tutto ciò nell'indifferenza generale!