lunedì, 31 luglio 2006

ERODE 2006 (2°) LA STRAGE CONTINUA

Nessuna tregua, ancora bugie, in Libano, si continua a sparare, anche dopo l'annuncio della tregua di 48 ore.

Eravamo scioccati dalle foto precedenti, e speravamo che la comunità internazionale ponesse fine a questi orrori, ma l'eccidio di ieri, ha superato ogni limite.

Questi sono crimini che non possono essere liquidati con semplici scuse, è ora di finirla di fare i lacchè degli USA, è ora di far cessare il fuoco (VERAMENTE).

Non riesco a capire come si possa ancora insistere per continuare ancora, quanti morti servono? cosa si vorrebbe che accada?

Mi sembra che si cerchi il pretesto per estendere la guerra, anche su altri  fronti (Siria ed Iran).

Dire ciò, non è essere antisemita (Signor Bertinotti), ma è anche aiutare i pacifisti Israeliani che vogliono vivere in pace.

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giovedì, 20 luglio 2006

dal blog di Beppe Grillo

Erode 2006




Caro Grillo, sono Nicola Migliorino professore all' Università di Exeter, invio alcune foto spedite da Hanady Salman, un giornalista di As-Safir (quotidiano di Beirut), con questo messaggio:

"Cari amici e colleghi,
dovete scusarmi per le foto che vi invio. Sono immagini di bambini uccisi da Israele nel Libano del sud. Sono completamente bruciati. Ho bisogno del vostro aiuto. Sono abbastanza certo che queste foto non saranno pubblicate in Occidente, sebbene siano Associated Press pictures.



Ho bisogno del vostro aiuto per pubblicarle se potete. A queste persone era stato chiesto di lasciare il loro villaggio, Ter Hafra, la mattina, entro due ore circa, altrimenti... Quelli che hanno potuto si sono recati alla base ONU più vicina che gli ha chiesto di andarsene. Io penso che dopo i massacri di Qana del 1996 quando i civili furono bombardati nel suo quartier generale, l'Onu non voglia essere responsabile per le loro vite.



Pochi minuti fa, Israele ha chiesto agli abitanti del villaggio di Al Bustan di evacuare le loro case. Ho paura che i massacri continueranno sino a quando le azioni di Israele non saranno sotto controllo. Per favore, aiutateci se potete".
Hanady Salman

Il vero scopo della guerra

di Uri Avnery, fondatore di Gush Shalom (organizzazione del pacifismo israeliano)

Tel Aviv 15 luglio 2006

articolo tratto da peacereporter

Il vero scopo è cambiare il regime in Libano e installare un governo fantoccio.

Questo era lo scopo dell'invasione del Libano di Ariel Sharon, nel 1982. Fallì. Ma Sharon e i suoi allievi della leadership politica e militare non hanno mai davvero rinunciato.

Come nel 1982, anche l'operazione in corso è stata pianificata e viene portata avanti in pieno coordinamento con gli Stati Uniti.

Come allora, non c'è dubbio che sia coordinata con parte dell'élite libanese.

Questo è il punto principale. Il resto è clamore e propaganda.

Alla vigilia dell'invasione del 1982, il Segretario di Stato Alexander Haig disse ad Ariel Sharon che, prima di dare il via all'operazione, era necessario avere una “chiara provocazione”, che sarebbe stata tenuta per buona dal mondo.

La provocazione infatti ebbe luogo - proprio al momento giusto - quando il gruppo terroristico di Abu Nidal cercò di assassinare l'ambasciatore israeliano a Londra. Tutto ciò non aveva alcuna relazione con il Libano, e ancora meno con l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (nemica di Abu Nidal), ma servì allo scopo.

Questa volta, la necessaria provocazione è stata fornita dalla cattura dei due soldati israeliani da parte di Hizbollah. Tutti sanno che non possono essere liberati se non attraverso uno scambio di prigionieri. Ma l'enorme campagna militare, che era pronta a partire da mesi, è stata venduta al pubblico israeliano e internazionale come un'operazione di salvataggio.

(Curiosamente, la stessa identica cosa era avvenuta due settimane prima nella Striscia di Gaza. Hamas e e i suoi alleati hanno catturato un soldato, il che ha fornito la scusa per una massiccia operazione che era stata preparata da molto tempo, e il cui scopo è distruggere il governo palestinese).

Lo scopo dichiarato dell'operazione in Libano è di allontanare Hizbollah dal confine, affinchè sia per loro impossibile catturare altri soldati e lanciare razzi sulle città israeliane. Anche l'invasione della Striscia di Gaza è ufficialmente finalizzata a portare Ashkelon e Sderot fuori dalla portata dei razzi Qassam.

Questo ricorda l'"Operazione Pace per la Galilea”, nel 1982. Allora, si disse alla gente e alla Knesset (il Parlamento israeliano, ndt) che lo scopo della guerra era “allontanare i Katiuscia di 40 chilometri dal confine”.

Questa era una deliberata menzogna. Nel corso degli undici mesi precedenti alla guerra, attraverso il confine non era stato sparato un solo razzo Katiuscia (né un solo colpo). Fin dall'inizio, lo scopo dell'operazione era raggiungere Beirut e installarvi un dittatore collaborazionista. Com ho riferito più di una volta, lo stesso Sharon mi disse così nove mesi prima della guerra, e puntualmente lo pubblicai, con il suo consenso (ma non attribuendolo a lui).

Naturalmente, l'operazione in corso ha anche diversi scopi secondari, che non includono la liberazione dei prigionieri. Chiunque capisce che questo non si può ottenere con azioni militari. Ma probabimente è possibile distruggere una parte delle migliaia di missili che Hizbollah ha accumulato negli anni. A questo scopo, i comandanti dell'esercito sono pronti a mettere in pericolo gli abitanti delle città israeliane che sono esposte ai razzi. Credono che ne valga la pena, come in uno scambio di pedine a scacchi.

Un altro scopo secondario è riabilitare il “potere deterrente” dell'esercito. Questa è una parola in codice per la restaurazione dell'orgoglio ferito dell'esercito, duramente colpito dalle temerarie azioni militari di Hamas nel sud e Hizbollah al nord.

Ufficialmente, il governo israeliano chiede che il governo del Libano disarmi Hizbollah lo allontani dalla zona di confine.

Questo è chiaramente impossibile con l'attuale regime libanese, un delicato mosaico di comunità etnico-religiose. Il minimo shock può far crollare l'intera struttura e gettare lo Stato nell'anarchia totale - in particolare dopo che gli statunitensi sono riusciti a cacciare l'esercito siriano, l'unico elemento che per anni aveva garantito una qualche stabilità.

L'idea di installare un governo collaborazionista in Libano non è cosa nuova. Nel 1955, David Ben Gurion propose di prendere un “funzionario cristiano” e insediarlo come dittatore. Moshe Sharet dimostrò che questa idea si basava sulla completa ignoranza degli affari libanesi e la silurò. Ciò nonostante, 27 anni dopo Ariel Sharon ci riprovò. Bashir Gemayel fu infatti insediato come presidente, solo per essere assassinato poco tempo dopo. Suo fratello, Amin, gli sucedette e firmò un accordo di pace con Israele, ma fu cacciato dall'incarico. (Lo stesso fratello ora sostiene pubblicamente l'operazione israeliana).

La previsione adesso è che se le forze aeree israeliane riescono a far piovere colpi abbastanza pesanti sulla popolazione libanese – paralizzando porti e aereoporti, distruggendo le infrastrutture, bombardando i quartieri residenziali, interrompendo l'autostrada Beirut- Damasco eccetera – il popolo libanese si infurierà con Hizbollah e farà pressione sul governo libanese per soddisfare le richieste di Israele. Dal momento che l'attuale governo non può neanche sognare di fare una cosa del genere, verrà instaurata una dittatura, con il supporto di Israele.

Questa è la logica militare. Io ho i miei dubbi. Si può supporre che la maggior parte dei libanesi reagirà come farebbe chiunque altro al mondo: con furore e odio contro l'invasore. Così accadde nel 1982, quando gli sciiti del sud del Libano, fino ad allora docili come zerbini, si sollevarono contro gli occupanti israeliani e crearono Hizbollah, che è diventata la forza più potente del Paese. Se ora l'élite libanese viene assimilata ai collaboratori di Israele, sarà cancellata dalla faccia della terra. (Peraltro, i razzi Qassam e Katiuscia hanno fatto sì che la popolazione israeliana facesse pressione sul nostro governo per arrendersi? Piuttosto il contrario).

La politica statunitense è piena di contraddizioni. Il Presidente Bush vuole “cambi di regime” in Medio Oriente, ma l'attuale regime libanese è stato istituito solo di recente, sotto la pressione americana. Nel frattempo, Bush è riuscito solamente a fare a pezzi l'Iraq e scatenare una guerra civile. Potrebbe ottenere la stesso risultato in Libano, se non ferma in tempo l'esercito israeliano. Inoltre, un devastante attacco contro Hizbollah potrebbe far crescere la furia non solo in Iran, ma anche fra gli sciiti in Iraq, sul cui sostegno si fondano tutti i programmi di Bush per un regime filo-statunitense.

Dunque qual è la risposta? Non per caso, Hizbollah ha condotto il suo raid di rapimento dei soldati in un momento in cui i palestinesi hanno un gran bisogno di aiuto. La causa palestinese è popolare in tutto il mondo arabo. Mostrando che sono amici nel momento del bisogno, mentre gli altri arabi falliscono miseramente, Hizbollah spera di accrescere la sua popolarità. Se un accordo fra Israele e Palestina fosse già stato raggiunto, Hizbollah non sarebbe altro che un fenomeno libanese, irrilevante per la nostra situazione.

Ameno di tre mesi dal suo insediamento, il governo di Olmert e Peretz è riuscito a trascinare Israele in una guerra su due fronti, i cui obbiettivi sono irrealistici e i cui risultati non possono essere previsti.

Se Olmert spera di essere visto come Mister Macho-Macho, uno Sharon bis, rimarrà deluso. Lo stesso vale per i disperati sforzi di Peretz di essere preso sul serio come PP Mister Sicurezza. Chiunque capisce che questa campagna - sia a Gaza che in Libano - è stata pianificata dall'esercito e imposta dall'esercito. Chi prende decisioni in Israele, adesso, è Dan Halutz. Non è un caso che il lavoro in Libano sia stato affidato alle Forze aeree.

La gente non è entusiasta della guerra. Si è rassegnata, in uno stoico fatalismo, perchè è stato detto che non c'è alternativa. E infatti, chi può essere contrario? Chi è che non vuole liberare i “soldati rapiti”? Chi non vuole rimuovere i Katiuscia e riabilitare la deterrenza? Nessun politico osa criticare l'operazione (ad eccezione dei membri arabi della Knesset, ignorati dal pubblico ebraico). Sui media, i generali regnano incontrastati, e non solo quelli in uniforme. Non esiste praticamente ex generale che non sia stato invitato dai media a commentare, spiegare e giustificare, tutti con una voce sola.

(A titolo d'esempio: la più seguìta televisione israeliana mi ha chiesto un'intervista , dopo aver sentito che avevo preso parte a una manifestazione contro la guerra. Ero abbastanza sorpreso. Ma non per molto - un'ora prima della trasmissione, un contrito conduttore ha chiamato per dire che c'era stato un terribile errore - in realtà volevano invitare il professor Shlomo Avineri, un ex direttore generale del Foreign Office, su cui si può contare per giustificare qualsiasi atto del governo, qualunque esso sia, in forbito linguaggio accademico.

“Inter arma silent Musae” - quando parlano le armi, le muse tacciono. O, piuttosto: quando rombano i cannoni, il cervello smette di funzionare.

E solo un pensiero: quando lo Stato di Israele fu fondato, nel mezzo di una guerra cruedele, un poster tappezzava i muri: “Tutto il paese - un fronte! Tutto il popolo - un esercito!”

Sono passati 58 anni, e lo stesso slogan è valido come lo era allora. Che cosa ci dice, questo, su generazioni di statisti e generali?

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domenica, 16 luglio 2006

FERMIAMO LE GUERRE

VORREMMO SENTIRE UNA SOLA VOCE CHE BLOCCHI QUESTE CONTNUE VIOLENZE

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venerdì, 14 luglio 2006
Una bella notizia ad Adrano sabato verrà inaugurata una
sezione del PDCI, ed un'altra (già aperta), verrà inaugurata a settembre a
Biancavilla (la zona-rossa Adrano-Biancavilla).


SABATO 15 LUGLIO ALLE ORE 18:00
IN VIA TAGLIAMENTO 10
VERRÀ INAUGURATA
LA NUOVA SEZIONE DI ADRANO DEL

PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI

DEDICATA AD ENRICO BERLINGUER

INTRODURRÀ IL COMPAGNO

GIOVANNI CARUSO (Consigliere Provinciale)

INTERVERRANNO I COMPAGNI:

ANTONINO STIMOLI (Resp. sez. Adrano)
ORAZIO LICANDRO (Deputato Nazionale)
SALVO CANNATA (Segretario Provinciale)
CALOGERO GIANCONA (Consigliere Provinciale)
PIERO CANNISTRACI (Resp. Sez. di Biancavilla)
PIETRO CARUSO (Giovani Comunisti Adrano)



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martedì, 11 luglio 2006

Dal call center, lettera alle parlamentari, di Ivana Maugeri (ex-operatrice del call.center Incoming di Catania)

 


 

DALLA SERIE.....DIRITTI NEGATI

(pubblicata ili, 5 luglio, dal quotidiano Il Manifesto)

Care amiche, sono una lavoratrice di ventinove anni e da quattro mesi aspetto un bambino. In quanto donne voi sapete benissimo quali ansie e quali preoccupazioni si legano a questo periodo delicato: per me,per mio marito attualmente disoccupato ma ,sopratutto, per la persona che porto dentro di me. Fino a venerdi scorso lavoravo, come tante mie coetanee catanesi, alla Incoming, uno dei tanti call ceneter della zona di Misterbianco. Nel pomeriggio di venerd’, dopo tre anni di duro lavoro, sono stata convocata dal padrone del cll cenmtere, il signor Carmelo Leanza, fratello di un potente politico della zona, chemi ha comunicato la decisione di sospendermi dallo svolgimento della mia attività di operatrice out-bound con la motivazione che questa decisione è a mia tutela ma sopratutto a tutela dell’azienda considerato che io, a suo dire, avrei affermato sui mezzi di comunicazione di essere stata costretta a nascondere la mia gravidanza per paura di essere licenziata.

Adesso, alla luce di quello che è accaduto sabato, sono ancora più convinta di avere fatto bene a nascondere la mia condizione altrimenti mi avrebbero licenziato anche prima e avrei perso tre mesi di stipendio. Ora che sono senza lavoro, alle ansie e alle preoccupazioni per il futuro del mio bambino, che nascerà a dicembre, si aggiungono quelle per il presente. Chiedo a voi, che siete state promotrici durante la campagna elettorale di un bel dibattito sul ruolo delle donne nella politica, nel alvoro e nella società, se è ammissibile che una donna, seppure con contratto a progetto,possa essere liquidata così bruscamente per il solo fatto di aspettare un bambino. Chiedo a voi se è mai possibile che queste forme mediovali di discriminazione possono avere ancora cittadinanaza nel nostro PAESE.

DOVE SONO FINITI I BEI PROPOSITI DI TUTELA DELLE DONNE TANTO SBANDIERATI NEI DIBATTITI TELEVISIVI E SOPRATUTTO SANCITI NELLA NOSTRA COSTITUZIONE e nelle leggi dello Stato? Chi farà fronte a tutte le esigenze che un fatto come la graviidanza porta inevitabilmente con sè? Sono avvilita e spaventata e, sopratutto, sono sola in questa battaglia, anche se spero vivamente che, dopo questa lettera lo sia un pò meno. Aiutatemi.

Probabilmente qualche compaesana lavora per la Incoming, vorremmo conoscere meglio i fatti.

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domenica, 09 luglio 2006

ORAZIO LICANDRO DEPUTATO DEL PDCI

VUOLE LIBERALIZZARE IL PARLAMENTO

Sembrerebbe una cosa ovvia, chi è indagato per rapporti con la mafia, non può far parte della commissione antimafia.

Ha presentato un emendamento in tal senso ed ...... è stato votato solo da 21 parlamentari, il Parlamento forse farà la liberalizzazione a 360°, ma non vuole rinunziare ai privilegi corporativi.

Invito a leggere su www.beppegrillo.it (Il banchetto degli dei)

che ne disegna un bel quadro.

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categoria:politica
mercoledì, 05 luglio 2006
Barocco o petrolio?

Il grande Totò, malgrado la celebre gag sulla “vendita” della Fontana di Trevi, se qualcuno gli avesse detto che un americano s’è comprato – stavolta davvero – mezza Sicilia per farne groviera, avrebbe risposto: “Ma mi faccia il piacere!”

Totò Cuffaro e il suo assessore all’Industria, Marina Noè, però non sono Totò e Peppino, ma due voraci politici siciliani che considerano la Sicilia cosa loro, invece l’hanno fatto. Non è che abbiano proprio venduto, no, hanno autorizzato una multinazionale statunitense del petrolio, la Panther Resources Corporation, ad effettuare trivellazioni per cercare "idrocarburi liquidi e gassosi" in una fetta di Sicilia Orientale grande circa 750 chilometri quadrati, nel territorio di 15 comuni delle province di Catania, Siracusa e Ragusa. La concessione è del 31 marzo 2004 (cliccando sul link scarichi un articolo dell’Espresso in formato .doc) e riguarda anche il comune di Noto, località inserita nella World Heritage List dell’Unesco, che la considera Patrimonio dell’umanità. Totò Vasavasa e Marina Vasimivasimi, però, se ne impippano dell’Unesco. E se ne impippano anche delle lotte dei cittadini per evitare lo scempio del territorio e ulteriori attentati alla salute.

In provincia di Siracusa, infatti, l’industria del petrolio – da Mattei in poi – ha seminato morte e disperazione e un bambino su 5 nasce con malformazioni congenite, e gli abitanti non ne vogliono proprio sentire di trivellazioni e di petrolio.

Per documentare due anni di lotte, la Malastrada.film, insieme ai comitati contro le trivellazioni in Val di Noto, ha deciso di realizzare un documentario, “affiancando agli strumenti giornalistici quelli sensoriali: 13 variazioni sul tema di un Territorio che deve rimanere Patrimonio di tutti e non bottino di alcuni”, si legge nel comunicato diffuso per promuovere l’iniziativa.

”La novità – chiariscono i promotori – consiste nel sistema di produzione che la Malastrada.film ha scelto di attuare: il progetto verrà finanziato dai singoli cittadini che vorranno preacquistare un copia DVD del film attraverso la piattaforma www.produzionidalbasso.com.
Una via nuova per la produzione indipendente – prosegue il comunicato – che attraverso questo sistema vuole bypassare la grande industria cinematografica, nonché l’apparato televisivo ufficiale permettendo la circolazioni di idee e conoscenze fuori dalle censure e dal controllo politico.
Ogni cittadino da ogni parte d’Italia avrà la possibilità di diventare produttore di un film che verrà pubblicato sotto licenza Creative Commons e che dunque potrà circolare ed essere diffuso liberamente senza alcun restrizione.”

La raccolta fondi durerà 15 giorni, dal 23 giugno al 7 luglio.

Io ho prenotato la mia copia. Tu che stai aspettando?

Postato da: almostblue58

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categoria:politica, ambiente
sabato, 01 luglio 2006

ABBANDONATI DA TUTTI.

Gli ecologisti siciliani che da anni ci battiamo contro gli inceneritori, abbandonati al nostro destino anche dal nuovo Governo di centro-sinistra?

 

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 9 giugno 2006

Proroga dello stato di emergenza in materia di bonifica e di risanamento ambientale dei suoli, delle falde e dei sedimenti inquinati, nonche' in materia di tutela delle acque superficiali e sotterranee e dei cicli di depurazione nella regione Siciliana.

Pubblicato su: GU n.136 del 14-06-2006 Fonte: Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato urn:nir:presidente.consiglio.ministri:decreto:

2006-06-9;nir-1

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI Visto l'art. 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 255; Visto l'art. 107 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112; Visto il decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 dicembre 2005, con il quale e' stato prorogato, fino al 31 maggio 2006, lo stato di emergenza in materia di bonifica e di risanamento ambientale dei suoli, delle falde e dei sedimenti inquinati, nonche' in materia di tutela delle acque superficiali e sotterranee e dei cicli di depurazione nella regione Siciliana;

Considerato che la dichiarazione dello stato di emergenza ambientale in rassegna e' stata adottata per fronteggiare situazioni che per intensita' ed estensione richiedono l'utilizzo di mezzi e poteri straordinari;

Ravvisata la necessita' di assicurare, rispetto al summenzionato contesto emergenziale, il compimento di tutti gli interventi ancora in corso di ultimazione, necessari al definitivo avvio del ciclo integrato dei rifiuti ed al conseguente ritorno alle normali condizioni di vita;

Tenuto conto della oggettiva necessita', allo stato, di realizzare il citato completamento delle iniziative commissariali in atto in deroga alla normativa ambientale; Ritenuto pertanto, che ricorrono nella fattispecie i presupposti previsti dall'art. 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, per la proroga degli stati di emergenza;

Vista la direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 22 ottobre 2004 recante: «Indirizzi in materia di protezione civile in relazione all'attivita' contrattuale riguardante gli appalti pubblici di lavori, di servizi e di forniture di rilievo comunitario»; D'intesa con la regione Siciliana;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 9 giugno 2006;

Decreta: Ai sensi e per gli effetti dell'art. 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e sulla base delle motivazioni di cui in premessa, e' prorogato, con la limitazione degli ambiti derogatori alla normativa in materia ambientale, fino al 31 gennaio 2007, lo stato di emergenza in materia di bonifica e di risanamento ambientale dei suoli, delle falde e dei sedimenti inquinati, nonche' in materia di tutela delle acque superficiali e sotterranee e dei cicli di depurazione nella regione Siciliana.

Il presente decreto verra' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 9 giugno 2006 Il Presidente: Prodi

 

Il dipendente Prodi, con questo decreto, tradisce le aspettative di chi lotta da anni, in questa terra di frontiera, contro gli inceneritori e gli affari ad essi connessi, lasciando tutti i poteri al commissario straordinario Cuffaro.

postato da: pieroC alle ore 18:26 | Permalink | commenti
categoria:politica, ambiente