Ho ricevuto questo documento dall'amico Franco Cipolla, impegnato contro gli inceneritori per i rifiuti e soprattutto contro il piano dei rifiuti regionale in Sicilia.
Spero, se ne tenga conto anche nei cantieri per Rita Borsellino.
IL PIANO REGIONALE DEI RIFIUTI
IN SICILIA
A seguito della direttive 91/156 CEE sui rifiuti, 91/689 CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62 CEE sui rifiuti di imballaggio, viene emesso il Decreto Legislativo 22/97 (Decreto Ronchi) che detta precise normative a cui tutti devono adeguarsi in termini di produzione di rifiuti solidi urbani.
Con Ordinanza 2983/99 della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile – il Presidente della Regione Siciliana viene nominato Commissario Straordinario per l’Emergenza Rifiuti per l’adozione di un piano di gestione dei rifiuti e delle bonifiche delle aree inquinate di cui al Decreto Ronchi.
Con Decreto 150 del 25.07.2000 del Commissario Straordinario per l’Emergenza Rifiuti (all’epoca Capodicasa), viene approvato il Documento delle priorità degli Interventi per l’Emergenza Rifiuti (P.I.E.R.) dove vengono individuati gli impianti di produzione per il Combustibile Da Rifiuti (il cosiddetto C.D.R.), gli impianti di trasferenza, gli impianti di selezione ed impianti di compostaggio nelle aree A.S.I.. Nel documento P.I.E.R. si puntava (al punto 2.1) alla raccolta differenziata cercando di raggiungere il 50 per cento dei rifiuti urbani prodotti sul territorio e non era assolutamente previsto l’uso di Inceneritori, impropriamente ed ingannevolmente chiamati “Termovalorizzatori”. Tra l’altro, erano previsti solo Nove Ambiti Territoriali Ottimali (corrispondenti grosso modo ad uno per provincia).
L’attuale Piano Regionale dei Rifiuti in Sicilia - adottato in data 18.12.2002 dal Commissario straordinario per l'Emergenza Rifiuti Cuffaro - stravolge completamente il dettame dell’articolo 4 del D.Lgs. 22/97 (che prevede il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero di materia prima dai rifiuti) e – di conseguenza - il P.I.E.R. Con la nuova ordinanza, in sostanza, non vengono più previsti impianti di C.D.R., ma il conferimento della frazione secca residuale, al netto della raccolta differenziata ( e comunque nella misura non inferiore al 65% del totale dei rifiuti urbani prodotti) agli impianti di incenerimento. Cosa singolare, il Piano Regionale dei rifiuti triplica gli ATO: da 9 passano a 27. E’ appena il caso di mettere in rilievo che ogni Ato è composto da almeno 10 cariche (il Presidente, il vice Presidente, l’Amm. Delegato, 4 membri nel Consiglio d i Amministrazione ed il Collegio dei sindaci, quest’ultimo composto da tre membri) ed i cui costi, non indifferenti (vedasi la Circolare Commissariale 28 novembre 2003, n. 23500), vengono totalmente spalmati sulla formazione della tariffa, di cui si parlerà in seguito.
Il Commissario Straordinario per l’Emergenza dei Rifiuti ha stipulato delle convenzioni per la durata massima di venti anni - a decorrere dall’01.03.2004 - con operatori industriali che si impegnino a trattare il ciclo dei rifiuti (produzione della Frazione organica Stabilizzata ed incenerimento con recupero di energia) in appositi impianti industriali di cui abbiano la disponibilità gestionale.
Benché l’Ordinanza 2983 del 1999, nel definire il contenuto del piano di emergenza, poneva a carico del Commissario l’identificazione del numero e dei criteri per la localizzazione degli impianti (articolo 2, comma 1 lettera f), i siti sono stati scelti SOLO ED ESCLUSIVAMENTE dagli operatori industriali privati, senza tener minimamente conto della volontà delle popolazioni circostanti (cosa invece prevista dal Piano di gestione, al Capitolo 09 pagina 281 dove si legge testualmente: “Comunicazione, condivisione, consenso: ogni impianto deve essere progettato, realizzato e condotto secondo modalità che possono garantire la ricerca,
l’acquisizione ed il mantenimento del consenso della popolazione circostante, dove per ricerca e mantenimento del consenso si intende l’insieme delle azioni, delle documentazioni e dei rapporti informativi (generali, tecnici e pratici) inviati alla popolazione ed agli enti pubblici interessati atti a garantire la diffusione e la circolazione delle notizie e delle informazioni in merito alla progettazione, alla realizzazione ed alla gestione dell’impianto”).
Il Piano Regionale dei Rifiuti è suddiviso in quattro sistemi denominati Agrigento, Palermo, Augusta e Messina-Catania che regolano la “gestione integrata per l'utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani al netto della raccolta differenziata”. Ogni Sistema prevede i seguenti impianti industriali: inceneritore, centro di selezione e biostabilzzazione, centro di trasferenza , discariche di 1^ e di 2^Categoria. I quattro sistemi prevedono, complessivamente, la messa in funzione di quattro inceneritori da collocare: a Bellolampo (PA), a Casteltermini (AG), ad Augusta (SR) e a Paternò (CT). Questi 4 inceneritori avranno 11 megadiscariche a servizio degli stessi, 9 centri di selezione e biostabilizzazione e 14 Centri di trasferenza.
Per una migliore intelligibilità di questi termini tecnici, si fa presente che:
- i Centri di trasferenza sono degli opifici dove verranno convogliati i rifiuti urbani prodotti da tutti i Comuni della Sicilia e da qui verranno caricati su enormi autocompattatori (della capienza di 25 tonnellate ciascuno e lunghi m. 13,5) e portati agli
- Impianti di Selezione e Biostabilizzazione dove avverrà la selezione dei rifiuti in frazione secca che servirà come C.D.R. (combustibile da rifiuti) da destinare agli inceneritori e frazione umida che sarà pre-trattata (biostabilizzata, cioè trattata con aria calda al fine di renderla inerte) ed accantonata, in seguito, presso le discariche di 1^ Categoria.
- Inceneritori: impianti industriali dove vengono bruciati, ad una temperatura di circa 800/1000 gradi, i rifiuti urbani. Le scorie tossiche e le ceneri pesanti, provenienti dal processo di incenerimento (circa 300 Kg. per ogni tonnellata incenerita) verrà abbancata, cioè depositata, presso la
- Discarica di 2^ Categoria: discarica per rifiuti pericolosi e tossici (attualmente prevista a Bellolampo - PA).
In Sicilia si producono circa 2.400.000 ton./annue di rifiuti e questi quattro inceneritori sono tarati per incenerire 2.600.000 ton./annue, ....quindi sono sovradimensionati! La raccolta differenziata è pari al 6% in tutta l'isola ed è evidente che tutti i rifiuti prodotti verranno inceneriti, compreso il rifiuto " tal quale".
Difatti una prima, enorme discrasia si nota subito tra il Piano Regionale dei rifiuti (adottato a Dicembre 2002), presentato a Bruxelles (e di cui il Commissario Straordinario si vanta per avere ricevuto il plauso della C.E.E.) e le quattro Ordinanze commissariali firmate tutte tra il novembre 2004 e l’aprile 2005: i dati dei 4 sistemi, comunicati a Bruxelles sono completamente “ritoccati” in aumento con quelli concordati con gli operatori industriali. Due dati:
1) il Piano Regionale prevede l’incenerimento di 958.056 Tonn/annue, mentre le 4 Ordinanze prevedono l’incenerimento di 1.656.370 Tonn/annue, praticamente il 73% in più;
2) il Piano Regionale prevede l’abbancamento in discarica di 678.176 t/a di rifiuti (tra scorie e ceneri degli inceneritori, Fos e sovvalli), le discariche previste nelle ordinanze sono progettate per ricevere 1.220.700 t/a, e cioè l’80% in più.
Quindi, tutto il Sistema approvato con le 4 ordinanze commissariali è sovradimensionato rispetto alle previsioni del Piano Regionale dei Rifiuti inviato a Bruxelles.
CONCLUSIONI:
Attualmente il Piano Regionale dei Rifiuti è oggetto di una serie di ricorsi ai TAR di Palermo e di Catania, oltre che di denunce presso le procure della Repubblica di Agrigento, Palermo e Caltanissetta per presunte violazioni di leggi. Inoltre, a causa delle vivaci e ferme proteste manifestate da migliaia di Cittadini in modo continuo dall’Agosto del 2003 a tutto Luglio 2005, l’Assemblea Regionale Siciliana ha invitato il Presidente della Regione a sospendere – momentaneamente - gli atti consequenziali dello stesso Piano (…per poi metterlo immediatamente in atto subito dopo le elezioni regionali??...).
Pur non volendo entrare nel merito della fondatezza o meno dei motivi che hanno portato i Cittadini a protestare energicamente, lo scrivente si limita, brevemente, a citarne solo alcuni:
1) impatto sanitario: intere popolazioni e generazioni future corrono un grave rischio per la propria salute che è rappresentato dall’emissione di diossine, furani, metalli pesanti, scorie e ceneri tossiche provenienti dall’incenerimento dei rifiuti e dalle esalazioni degli organismi in putrefazione e dai miasmi creati dalla formazione del percolato e del biogas dei rifiuti urbani che verranno abbancati nelle megadiscariche.
2) impatto viario: Le Strade statali 122, 189, 115, 640 (tristemente conosciute come “strade della morte”) e la Strada Provinciale 3, nonché tutte le maggiori arterie stradali siciliane – già tremendamente congestionate dal traffico ordinario - saranno ulteriormente appesantite dalla circolazione giornaliera di centinaia di automezzi pesanti!
4) impatto economico: I costi saranno a carico dell’intera collettività ed i ricavi apparterranno ai pochi, soliti, noti. Il valore delle case e dei terreni che sono nelle immediate vicinanze degli opifici industriali – costruiti o costruendi - crollerebbe vertiginosamente.
Secondo il modesto parere dello scrivente, l’attuale Piano Regionale dei Rifiuti dovrebbe essere immediatamente ritirato e le convenzioni stipulate con gli operatori industriali dovrebbero essere revocare, seduta stante, per esigenze di pubblico interesse. Infatti, se si volesse rispettare la previsione del Piano che ha per obiettivo una raccolta differenziata del 35% a regime, tutto il Sistema dovrebbe dimezzare le sue potenzialità perché stando così le cose, diverrebbe anti-economico trattare i rifiuti urbani o - peggio ancora – i gestori si vedranno costretti ad importare rifiuti da altre regioni per far andare a pieno regime i loro opifici industriali.
Si ritiene che, con una raccolta differenziata al 50%, gli impianti del Sistema Integrato si ridurrebbero drasticamente e non avrebbero ragione d’esistere.
Inoltre, con questo Piano regionale dei Rifiuti la tassa sui rifiuti urbani (calcolata su criteri di estensione delle abitazioni – e senza tener conto della composizione del nucleo familiare), lieviterà da 3 a 5 volte il costo attuale che ogni nucleo familiare paga attualmente. Da un primo studio effettuato dall’ATO GESA AG 2 - che comprende 19 comuni per un totale di 199.537 abitanti -in ipotesi di gestione diretta,il costo pro-capite
si aggirerebbe sui 137,27 euro, mentre in ipotesi di gestione in affidamento si aggirerebbe sui 153,37 euro pro-capite. E tutto questo per avere lo stesso servizio di prima, senza alcun vantaggio per i cittadini.
Esiste una sola via d’uscita a questo Piano Regionale che prevede l’incenerimento della quasi totalità dei rifiuti prodotti in Sicilia (oggi il 94%): puntare tutto su una seria raccolta differenziata (così detta “spinta”, ovvero effettuata “porta a porta”) e mettere così in crisi questo sistema, salvaguardando la salute delle popolazioni, aumentando, al contempo, i posti di lavoro.
Su questa scia, lo scrivente si è messo in contatto con il “Consorzio Intercomunale Priula TV2” che ha la stessa realtà dell’ATO GESA AG 2 (gestisce il ciclo integrato dei rifiuti prodotti da 22 comuni per totale di 205.000 abitanti) e che nel giro di tre – quattro anni è riuscito a raggiungere il 78 – 80% di raccolta differenziata non avendo così bisogno di alcun inceneritore di rifiuti urbani, oltre ad avere una tariffa molto più bassa di quella prospettata con l’ATO di raffronto.
Il programma del Consorzio Priula è stato consegnato al Sindaco di Aragona, il quale lo ha trasmesso al Consiglio di Amministrazione dell’ATO di appartenenza ed è attualmente oggetto di studio di modo che questo progetto sia di uniforme applicazione per tutti gli ATO che compongono il “Sistema Agrigento” e cioè: AG1, AG2, AG3, CL1, CL2, PA4 Sud e TP2. Una volta avviato questo Programma, l’inceneritore di Casteltermini (AG) e tutti gli altri impianti industriali che ruotano attorno ad esso non avrebbero più ragione d’esistere e si riuscirebbe a recuperare tutta una seri e di materiale riciclabile.
A tal fine, occorre effettuare una massiccia campagna informativa e promozionale presso le varie scuole per raggiungere un cambiamento di mentalità e di comportamento volto a ridurre la quantità di rifiuti prodotti. Si deve incrementare la differenziazione dei rifiuti. Come già detto prima, l’esperienza di altri comuni ha dimostrato che si può arrivare rapidamente a raccolte differenziate fino al 70 - 80%. Si ribadisce che le scelte vincenti sono la raccolta porta a porta e la tariffa personalizzata. Secondo lo scrivente, è un problema politico e di scelte amministrative. Questo sistema, oltre che a recuperare materia prima destinata all’incenerimento, creerebbe maggiori posti di lavoro rispetto a quelli per la conduzione dei quattro inceneritori, delle 11 megadiscariche a servizio degli stessi, dei 9 centri di selezione e biostabilizzazione e dei 14 Centri di trasferenza che sono previsti dall’attuale Piano Regionale dei rifiuti.
Franco Cipolla
Referente Rete regionale Siciliana
“RIFIUTI ZERO”