lunedì, 30 gennaio 2006

IL MESOTELIOMA A BIANCAVILLA.

E-MAIL. Io sono Alfio D'Agati. E desidererei che sul forum si trattasse il devastante problema dell'ASBESTOSI PER POTERCI ORGANIZARE A COSTITUIRE  UN SODALIZIO O COMITATO. Al fine di sollecitare un impegno scientifico che politico per la ricerca di prevenzione,cure e riabilitazione respiratoria,per tutti coloro che come me convivano con questo devastante problema.

 

 

Da più di dieci anni, abbiamo questo tremendo problema a Biancavilla e non solo (anche compaesani che da parecchi anni vivono al Nord, accusano questa malattia).

Quando abbiamo appreso di questo pericolo a cui andavamo incontro, a causa di un minerale simile all'amianto, ci siamo mossi in tutte le direzioni per trovare delle soluzioni, e malgrado qualcuno volessi fermare tutto (deridendoci o accusandoci di opportunismo) siamo riuscito a fare includare Biancavilla come "Sito da bonificare" ed abbiamo avuto dei finanziamenti per iniziare la bonifica (ancora incompleta).

 

 

Abbiamo cercato di marginare le cause chiudendo la cava ed asfaltando tutte le strade periferiche (in terra battuta) per eliminare queste polveri pericolosi (in parte riuscendoci, infatti man mano le rilevazioni che si fanno periodicamente dicono che sono diminuiti in modo rilevante).

 

 

Potremmo fare un bilancio positivo….. se non avessimo tralasciato un altro aspetto che la lettera di Alfio D’Agati, mette a nudo (di cui mi sento colpevole in prima persona), abbiamo tralasciato i malati, i loro familiari, ….soli a combattere questo terribile male…..soli a cercare tutte le possibili terapie….soli ….anche sul piano economico.

 

 

Ebbene, prendendo spunto da quanto scritto da Alfio, non possiamo nascondere la testa come gli struzzi, possiamo e dobbiamo colmare questa lacuna, impegnandoci affinché la comunità scientifica trovi delle terapie efficaci alla guarigione, e che si trovi un modo per aiutare anche economicamente i malati e le loro famiglie.

piero cannistraci    

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categoria:ambiente
sabato, 28 gennaio 2006

IL PROGRAMMA LO FACCIAMO NOI.

CANTIERE DI ZONA - ETNA SUD

Mercoledi I° febbraio 2006 alle ore 20,00,  a Paternò, nella sede dell'ARCI, ci sarà un incontro dei comitati per Rita Borsellino Presidente, dei paesi dell'Etna Sud/Ovest (Bronte - Maletto - Maniace - Adrano - Biancavilla - S. M. di Licodia - Belpasso - Ragalna - Nicolosi - Trecastagni - Paternò).

Progetti e tematiche da inserire nel "Programma".

LIBERIAMO LA SICILIA CON RITA BORSELLINO PRESIDENTE

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sabato, 21 gennaio 2006
22 Gennaio 2006 A Messina Manifestazione No Ponte

Il prossimo 22 gennaio, domenica, decine di migliaia di persone scenderanno per le strade di Messina per ribadire il loro NO al Ponte sullo Stretto. L'appello della Rete Noponte che ha indetto l'appuntamento nazionale a cui nessuno potrà mancare.
NO AL PONTE – DIFENDIAMO LO STRETTO DI MESSINA

APPELLO PER LA MANIFESTAZIONE DELLO STRETTO
La manifestazione per lo Stretto di Messina, promossa per domenica 22 gennaio 2006 (raduno ore 10,00 a piazza Cairoli, Messina) dalla Rete Noponte, si ispira ad un modello di società basato su principi ecosostenibili e solidali e intende difendere la ricchezza paesistica, ambientale e naturalistica del mare e delle terre tra Calabria e Sicilia, vera grande risorsa turistica, in un luogo unico nella storia e nella cultura del Mediterraneo che va difeso da interventi il cui impatto sarebbe irreversibile.

La Manifestazione per lo Stretto di Messina vuole riportare le popolazioni al centro dei processi decisionali che riguardano i progetti che hanno impatto sul loro territorio.

In questa zona ad levato rischio sismico e dai precari equilibri urbanistici e territoriali, il Governo, nonostante evidenti carenze progettuali e la crescente opposizione della popolazione, sta portando avanti la realizzazione di un ponte che vorrebbe collegare le due sponde dello Stretto, ad unica campata della lunghezza di 3.300 metri, con doppio impalcato stradale e ferroviario, per un costo prudenziale stimato, oggi, a consuntivo in circa 6 miliardi di euro (quando il costo reale dell’opera, per l’aumento dei prezzi dei materiali, delle compensazioni ambientali e del calcolo sbagliato sulla durata dei cantieri, almeno 12 invece di 6 anni, portano a stime che si aggirano tra i 7,5 e i 9 miliardi di euro).

La scelta governativa è stata imposta ai cittadini italiani e alle città di Messina e Villa San Giovanni, sfruttando i meccanismi antidemocratici di semplificazione e accelerazione delle procedure della cosiddetta Legge Obiettivo (L. n. 443/2001), che prevede in tutta Italia la realizzazione (senza alcuna seria analisi degli impatti ambientali e del calcolo costi/benefici per la comunità) di oltre 250 interventi per una spesa complessiva preventivata di 264 miliardi di euro ed elevatissimi costi ambientali e sociali. Anche la TAV, che vede mobilitati migliaia di cittadini in Val di Susa, è figlia della stessa Legge Obiettivo, che vorrebbe imporre loro costi sociali ed ambientali ingenti, senza verifiche approfondite e senza la volontà della popolazione che dovrebbe subire per oltre 15 anni, lavori e danni anche sanitari incalcolabili

Nonostante ben 3 indagini in corso della DIA di Roma per turbativa d’asta in merito alla gara del general contractor già espletata; per falso in atto pubblico e sottrazione di documenti sul parere reso dalla commissione speciale VIA del Ministero dell’Ambiente; per infiltrazioni mafiose (che hanno già visto l’arresto di personaggi legati alla criminalità organizzata, pronti ad investire ben 5 miliardi di euro per la realizzazione del ponte) e nonostante la messa in mora del governo italiano da parte dell’Unione Europea per la violazione di due direttive comunitarie, il Governo insiste senza tentennamenti, nel continuare a lanciare questa sfida avventata e distruttiva che noi raccogliamo con la Manifestazione per lo Stretto promossa per domenica 22 gennaio 2006.

Noi riteniamo che questa sia una sfida sbagliata:

- per il progresso tecnologico. Non esiste ponte al mondo, stradale e ferroviario, ad unica campata che superi i 1.900 metri. Allo stato attuale delle conoscenze un ponte ad unica campata di 3.300 metri di lunghezza, come quello voluto dal Governo, potrebbe essere costruito solo tra 100 anni.

- per i conti pubblici. Stime ufficiali prevedono che il traffico stradale previsto nel 2032 sia di soli 18.500 autoveicoli al giorno, quando (se davvero si volesse ripagare il ponte con i pedaggi) bisognerebbe garantirne perlomeno 100.000, con le conseguenze prevedibili per le aree urbane di Messina, Villa San Giovanni e Reggio Calabria; il traffico ferroviario è modesto ma le FS dovranno pagare una gabella annua, quando il ponte andrà in esercizio, di 138 milioni di euro per contribuire a ripagarlo e per garantirne gli elevatissimi costi di gestione.

- per l’economia del Sud. I 6 miliardi (che potrebbero diventare tra i 7,5 e i 9) a consuntivo e i 138 milioni l’anno, per oltre 40 anni, potrebbero essere meglio impiegati per il potenziamento e l’ammodernamento delle reti stradali e ferroviarie siciliane e calabresi, per la ristrutturazione degli scali portuali e aeroportuali o da trasformare in aeroporti civili (come Comiso e Sigonella) e per incentivare il trasporto via mare e aereo di merci e passeggeri. Mentre il mondo intero promuove le autostrade del mare come mezzo più economico ed ecologico per il trasporto delle merci, in Italia si vuole rendere carrabile il braccio di mare che separa la Sicilia dal continente.

- per il lavoro nel Mezzogiorno. L’occupazione temporanea nei 7 anni di cantiere, stimata dal Governo, è gonfiata del 100% e sarà richiesta manodopera ad alta specializzazione che escluderà le maestranze locali mentre si nasconde che, a regime, verranno tagliati centinaia di posti di lavoro tra gli addetti del traghettamento.

- per l’ambiente. Con opere, cantieri, discariche e cave si devasta un habitat unico nel Mediterraneo per la ricchezza della biodiversità e 11 tra siti di interesse comunitario e zone di protezione speciale, tutelate dall’Europa; la qualità della vita di decine di migliaia di cittadini che vivono sulle due sponde, sarà compromessa definitivamente.

- per il territorio. Dicono che il ponte reggerà sismi anche elevati, ma solo il 25% delle case di Messina e Reggio Calabria sono in sicurezza antisismica. In caso di terremoto, le due città si trasformerebbero in due cimiteri.

Noi rispondiamo all’avventurismo del Governo chiedendo con la Manifestazione per lo Stretto del 22 gennaio di:

1) non perfezionare alcun accordo con il General Contractor per evitare qualunque danno ai conti pubblici, tanto più che ancora non si conoscono gli esiti delle indagini in corso e delle procedure d’infrazione europee;

2) impiegare i 6 miliardi di euro (che potrebbero diventare tra i 7,5 e i 9) previsti a consuntivo per la realizzazione del ponte per adeguare e potenziare invece le infrastrutture esistenti in Calabria e Sicilia;

3) cancellare l’aiuto di Stato di 138 milioni di euro, garantito attraverso RFI, alla Stretto di Messina SpA;

4) rivedere la posizione degli enti pubblici nei confronti della Stretto di Messina S.p.a, con l’obiettivo del progressivo superamento del suo attuale assetto, al fine di una reale promozione delle infrastrutture realmente utili al Sud, sulla base di un piano di investimenti, frutto di un ampio confronto tra le popolazioni e gli enti locali.

Rete Noponte  www.noponte.org
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categoria:politica, ambiente
domenica, 15 gennaio 2006

Il pentito

 

 

   Berlusconi ritratta:

 

   «Mai parlato di fatti penalmente rilevanti e nemmeno di pressioni dei Ds nell'affare Bnl. Se sono andato dai magistrati è perché mi ci hanno mandato».

 

 

   La sera prima Bertinotti, poi Fassino, hanno invitato il primo ministro, ad andare dai magistrati, se aveva delle prove o fatti da rivelare, come annunciava.

 

   E’ stato obbediente, ma… lui stesso ammette di avere raccontato una storiella, sentita, di una cena “intima”, penalmente irrilevante.

 

   Insomma, solo un po di fumo per non affrontare i problemi reali, che affliggono il Paese.

 

   Un presidente che non sa, e non vede le acrobazie a cui si è costretti per arrivare a fine mese.

 

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categoria:satira
giovedì, 05 gennaio 2006
  “I mafiosi stanno in Parlamento”

Bandalibera

di BandaLibera

Lo diceva Pippo Fava pochi giorni prima di essere assassinato da Cosa Nostra il 5 gennaio 1984.

Ventidue anni dopo quelle parole, registrate da Enzo Biagi durante un’intervista che vi riproponiamo, sono ancora attuali.

Come è ancora attuale l’esigenza che i siciliani si ribellino alla mafia, alla politica clientelare e all’indifferenza.

Numerose le iniziative per ricordare il giornalista catanese



Clicca sulla foto per il video originale dell'intervista di Enzo Biagi a Giuseppe Fava

Giuseppe Fava



Catania, 5 gennaio 1984, ore 22. Pippo Fava arriva in auto davanti al Teatro Stabile, in via dello Stadio. È andato a prendere la nipotina che recita in una commedia di Pirandello. “Pensaci, Giacomino!”. Non è ancora sceso dalla macchina quando un killer armato da Cosa Nostra con una pistola calibro 7,65 gli spara contro cinque proiettili.

Sono passati ventidue anni dall’omicidio del fondatore della rivista “I Siciliani”. Ventidue anni da quando la mafia di Nitto Santapaola ha alzato al massimo livello la sua sfida alla legalità uccidendo un giornalista che aveva avuto il coraggio di scrivere ciò che altri non osavano dire.

La giustizia ha fatto chiarezza su un episodio vitale della storia della città siciliana e del giornalismo italiano, dichiarando che Pippo Fava fu assassinato per le sue denunce sugli intrecci fra politica, affari e criminalità organizzata. E se già il giorno dopo l’omicidio per molti – studenti, operai, società civile -  questo pareva evidente, per tanti altri – alcuni organi della stampa e alcuni politici catanesi – ciò non era affatto scontato.
Neanche la Corte di Cassazione è riuscita a dire tutto riguardo al movente e ai mandanti dell’omicidio.

Ma un fatto rimane: l’insegnamento di Fava ha avuto un impatto non indifferente sui siciliani. Probabilmente nell’isola già covavano le  energie giuste per dimostrare a tutto il paese l’indignazione per il giogo mafioso e la voglia di cambiamento. Ma la rivista di Fava aprì una strada, quella coraggiosa della denuncia, in una città dove erano tanti a negare l’esistenza della mafia.

Sono passati ventidue anni, dicevamo. E, certo, ormai i tempi sono cambiati. Chi governa i siciliani non nega più l’esistenza di Cosa Nostra. Anzi, tappezza i muri con slogan “La mafia fa schifo”, salvo poi doversi presentare nelle aule di tribunale. Insomma, i tempi saranno diversi ma il cancro è rimasto. Noi di BandaLibera, che abbiamo l’immodestia di dire di aver imparato qualcosa da Pippo Fava, riteniamo però che adesso come allora i siciliani sono in grado di avere un sussulto di coraggio, un altro colpo di reni che li farà ribellare. Lo crediamo davvero e tifiamo spudoratamente per chi oggi vuole opporsi alla mafia, alla politica delle clientele e al menefreghismo opportunista.

E (ri)cominciamo da alcune parole di Pippo Fava che ci sembrano attuali, quelle pronunciate durante un’intervista a Enzo Biagi trasmessa su Retequattro il 29 dicembre 1983, pochi giorni prima del suo assassinio:
Raccontava Fava: “Mi rendo conto che c’è un’enorme confusione sul problema della mafia. I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale, questa è roba da piccola criminalità, che credo abiti in tutte le città italiane, in tutte le città europee. Il fenomeno della mafia è molto più tragico ed importante...”.
 
 
Numerose in questi giorni le iniziative per ricordare Pippo Fava, ecco qui di seguito il calendario:
 
Martedì 3 gennaio alle ore 11 presso il Teatro Angelo Musco, in via Umberto 312 a Catania conferenza stampa della Fondazione Giuseppe Fava e presentazione del libro “L’Istruttoria. Dal processo al teatro” di Claudio Fava. Sarà presente l’autore.
 
Giovedì 5 gennaio alle ore 17 il movimento Cittainsieme invita i catanesi a ricordare Pippo Fava alla lapide in via Giuseppe Fava (Catania) e invita alle 19,30, in via Siena, a partecipare alla proiezioni del Dvd  “La mafia è bianca”, sarà presente il sindaco di Gela Crocetta. La Fondazione Giuseppe Fava invita alle ore 18 presso il Centro Culturale ZO in piazzale Asia 6 a Catania, dibattito: Felice Cavallaro intervisterà Luigi Ciotti, Giulietto Chiesa, Rita Borsellino e Claudio Fava.
 
Venerdì 6 gennaio  alle ore 18 presso la Galleria d’arte moderna, via Maestranza 1 Palazzolo Acreide, Roberto De Benedictis e Adriana Laudani presentano il libro “L’Istruttoria. Dal processo al teatro” di Claudio Fava. Sarà presente l’autore.
 
Dal 3 all’8 gennaio 2006 alle ore 21 il Teatro Angelo Musco metterà in scena “L’istruttoria” atti del processo in morte di Giuseppe Fava. Di Claudio Fava con Claudio Gioè e Donatella Finocchiaro. Regia di Ninni Bruschetta. Musiche dal vivo dei Dounia.
postato da: pieroC alle ore 13:51 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica